Category Archive : Curiosità

Alla scoperta della Canapa per uso alimentare 1

Alla scoperta della Canapa per uso alimentare

La canapa per uso alimentare, ovvero la Cannabis Sativa L. priva di sostanza psicotropica THC ma ricca di preziosissime caratteristiche salutari come acidi grassi essenziali, vitamine, fibre e amminoacidi, si sta diffondendo in tutto il mondo e anche in Italia, dove la produzione di semi a solo scopo alimentare è permessa dal 2011.

I semi di canapa sono inoltre ricchi di omega 3,6,9 che contribuiscono a ridurre il colesterolo nel sangue e, non contenendo glutine, sono ideali per celiaci e vegani.

Ma come si usa la canapa? Si utilizzano principalmente i semi per produrre olio e farina, ma anche i fiori e le foglie che possono essere usati per tisane o birre.

“L’olio a crudo può essere assunto al mattino a digiuno come integratore alimentare ed è perfetto per condire le insalate, ma è meglio mischiarlo con quello d’oliva (50% e 50%) per mitigarne il sapore pronunciato, tendente alla nocciola. Inoltre tenete conto che il prezzo al dettaglio dell’olio di canapa è superiore a quello d’oliva extravergine: si aggira infatti sui 50 euro al litro. L’elevato costo è dovuto all’altissimo numero di semi necessario per produrlo. Non è invece adatto per friggere, perché ha un basso punto di fumo (ovvero a temperature basse comincia a rilasciare sostanze volatili che divengono visibili sotto forma di fumo tendente al colore azzurro, formando anche acroleina, una sostanza tossica)” precisa Alessandro Petullà, tra i soci fondatori di CanapAroma.

La farina di canapa può essere miscelata con altre farine per produrre pasta fresca, ma non deve essere mai oltre il 20% perché altrimenti non legherebbe. Se volete ottenere una farina gluten free, la potete abbinare con riso o tapioca.

I semi decorticati si possono aggiungere invece allo yogurt, al cioccolato ma anche al pane e alle insalate; stimolano i processi fisiologici, il sistema immunitario e quello nervoso.

Ma la canapa piace molto anche agli chef. Infatti può rappresentare una validissima alternativa nella cucina vegetariana, vegana e gluten free. Permette di creare delle interessanti rivisitazioni dei piatti della cucina italiana e sbizzarrirsi con altre idee, come per esempio la pizza fritta a base di farina di canapa, la piada di canapa con broccoletti, radicchio e formaggio di soia, come racconta Giuseppe Tortorella, esperto di street food vegan e cucina tradizionale italiana vegana.

Fabio Campoli, presidente del Circolo dei Buongustai, suggerisce anche la sua ricetta Riso dei Green: un riso integrale cotto per assorbimento in purea di spinaci e biete fresche, mantecato con semi decorticati di canapa e servito con lamelle di mandorle e canederli di stracchino di riso.

Per non parlare delle moltissime applicazioni nel settore dolciario. L’olio di canapa infatti conferisce al cioccolato morbidezza e un sapore leggermente erbaceo, un po’ nocciolato, e si abbina molto bene al peperoncino a al cacao.

Insomma, un nuovo ingrediente con nuovi sapori è sempre uno stimolo per la creatività degli chef e appassionati della cucina. Se volete approfondire, a settembre si terrà il Pikkanapa, il Festival del peperoncino e della canapa in programma a Jesi.  Confermata inoltre per il 2017 la Fiera Internazionale della Canapa “Canapa Mundi”.

 

I 300 anni del Chianti Classico 2

I 300 anni del Chianti Classico

Raccontare un evento storico attraverso una testimonianza unica: il vino. E’ quello che Castelli del Grevepesa ha voluto fare organizzando nelle proprie cantine a San Casciano Val di Pesa (Firenze) un evento per ricordare i trecento anni dai bandi di Cosimo III. «A distanza di 25 anni dalla prima bottiglia di Chianti Classico Clemente VII, vino che anno dopo anno ha conquistato importanti successi in ogni mercato, abbiamo voluto rendere omaggio a questo illustre chiantigiano d’adozione con la produzione della Gran Selezione». Lo ha affermato Ugo Pagliai, Direttore Generale di Castelli del Grevepesa, la più grande cantina produttrice di vini Chianti Classico.

«Abbiamo diciotto vigneti coltivati intorno a quella Pieve di Campòli, spiega Pagliaiche il Cardinale Giulio de’ Medici, ancor prima di salire  al soglio pontificio nel 1523 con il nome di Clemente VII,  per la dolcezza delle colline circostanti apprezzava come soggiorno prediletto. La nostra azienda da sempre seleziona le proprie uve per ottenere vini unici ed originali che possano esprimere le eccellenze dai migliori vigneti. Per questo, nel solco dei successi del nostro Clemente VII, finora realizzato nelle tipologie “Annata” e “Riserva” abbiamo ritenuto importante cimentarci anche nella produzione limitata di “Gran Selezione”, massima espressione della piramide qualitativa del Chianti Classico».

Nel corso dell’evento hanno preso la parola esperti e storici, per sottolineare l’importanza della famiglia dei Medici per l’avvenire del vino toscano. «I Medici, del restoha illustrato durante la serata, il Prof. Zeffiro Ciuffoletti, noto storico dell’Università di Firenze e appassionato di vicende chiantigiane, non furono soltanto abilissimi mercanti e straordinari mecenati, ma come “Principi”, con saggezza e lungimiranza capirono che  valorizzare le risorse naturali ed i frutti della terra avrebbero concorso in modo significativo ad arricchire la propria Signoria: il Bando di Cosimo III, che per la prima volta nel mondo, definisce le zone vinicole, ne è eloquente riprova».

“Protagonista di uno dei momenti più drammatici della storia del Pontificato, eppure uomo politico dai tratti umani”. Così, Clemente VII nel piacevole intervento di  Cristina Acidini, già Sovrintendente del Polo Museale fiorentino.  “Un uomo che non si arrende, – ha raccontato la nota storica d’arte –perché essere Papa vuol dire essere scelti per mandato divino sono le impronte che si colgono nelle raffigurazioni lasciate dal Vasari a Palazzo Vecchio” e che il Sindaco di Firenze ha concesso in uso a Castelli del Grevepesa, perché la preziosa ricchezza del patrimonio culturale fiorentino sono valore aggiunto per l’economia del territorio.

Tra i partecipanti all’iniziativa anche il Consorzio del Chianti Classico che proprio nel 2016 ha organizzato vari eventi dai trecento anni dall’editto. «I vini toscani concorrono fortemente al successo dell’economia agroalimentare del nostro Paese, ed il Chianti Classico che nell’ultimo anno ha ulteriormente incrementato le proprie esportazioniha aggiunto Giuseppe Liberatore, Direttore Generale dell’omonimo consorzionel 2016 celebra i suoi trecento anni di storia da quel 24 settembre 1716, quando il Granduca Cosimo III de’ Medici decise di delimitare con un bando, per la prima volta nella storia, alcuni territori particolarmente vocati per la produzione di vini di alta qualità».

“Una storia secolare, insomma, ha concluso, il Prof. Enzo Benucci, presidente dell’azienda, che, dopo tre secoli, sorso dopo sorso, continua ad affascinare i consumatori di tutto il mondo!”

 

 

Castelli del Grevepesa, il maggior produttore di Chianti Classico. Nella convinzione che l’incanto delle colline chiantigiane siano un prodigio della civiltà fiorentina con il concorso benevolo di una natura dispensatrice di frutti di gran pregio, da cinquant’anni Castelli  del  Grevepesa concorre a valorizzare la viticoltura toscana perseguendo l’obiettivo di produrre qualità, creando giorno dopo giorno innovazioni di prodotto nel rispetto delle tradizioni secolari. Con tre milioni di bottiglie chianti classico prodotte, un volume di affari nel 2015 di tredici milioni di euro  realizzato per oltre la metà oltreconfine, Castelli del Grevepesa è oggi il maggiore produttore imbottigliatore di vini del chianti classico.

Castelli del Grevepesa può contare circa 120 vigneti, che si estendono principalmente nelle zone di Greve in Chianti, Mercatale Val di Pesa, San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa e Barberino Val d’Elsa. I  vigneti coltivati da Castelli del Grevepesa sono seguiti scrupolosamente dalle potature invernali alla vendemmia da uno staff di agronomi  con lo scopo di verificare lo stato dei vigneti in base all’andamento stagionale. Le uve sono preliminarmente controllate nel proprio laboratorio prima della raccolta fino alla vinificazione dai cantinieri guidati dall’Enotecnico Stefano Mosele che ha l’importante compito di seguire tutto il processo di produttivo, differenziandolo a seconda delle diverse varietà di uve e delle loro caratteristiche con particolare attenzione alla fermentazione alcolica, alla svinatura, al controllo della fermentazione malolattica, ai successivi travasi, alla fase di affinamento in botti e barrique, fino ad arrivare all’imbottigliamento. Ogni operazione è scrupolosamente verificata  dall’Enologo Ugo Pagliai, Direttore Generale dell’azienda.

 

Fonte: comunicato stampa Castelli del Grevepesa

WeStreet: l'unica app street food & fashion 3

WeStreet: l’unica app street food & fashion

Dal 18 aprile è arrivata sul mercato la nuova app street food & fashion. Talmente unica nel suo settore, che viene da chiedersi come mai nessuno ci avesse pensato prima. Siete in giro e proprio vi andrebbe un po’ di pane e panelle? Oppure una gricia al volo con prodotti freschi ed espressi? O magari siete di ritorno da una festa e avete la classica fame alcolica che andrebbe sopita con un bel cartoccio di fritti…

WeStreet è l’aggregatore dei furgoncini itineranti che vanno oramai molto di moda. Con pochi click potrete sapere dove si trova l’apetta più vicina oppure il vostro furgoncino preferito.

A dire la verità lo street food, e più in generale il commercio itinerante, è più di una moda. La velocità e facilità con cui sta prendendo piede indica che sta diventando quasi una consuetudine, grazie alla straordinaria capacità di mettere insieme il desiderio dei consumatori di avere a disposizione ciò che vogliono ovunque, anche prodotti in qualche modo ricercati o particolari, e la necessità dei venditori di conquistare nuove fette di mercato. WeStreet permette di acquisire una visibilità molto più ampia, realizzare campagne marketing ed aprirsi ad opportunità che prima erano chiuse.

Potete ad esempio organizzare una bella festa alternativa con le apette che più preferite, rendendo unico il vostro evento. Oppure, se vi sentite giustamente pigri dopo una giornata intensa di lavoro e volete rilassarvi a casa con le golosità che vi piacciono di più, potrete contare a breve sul servizio di delivery.

Ma non solo truck del cibo. Oggi le apette sono molto diffuse anche per il fashion. Con WeStreet potete geolocalizzare anche i furgoncini di accessori, moda e abbigliamento.

WeStreet è però molto di più: in questi periodi di crisi economica nascono moltissime start-up e molti giovani (e non) sognano di potersi aprire un’attività in proprio nel settore street food & fashion, che rappresenta degli investimenti e costi relativamente bassi. Se volete intraprendere questa strada, WeStreet vi può supportare nel processo di avviamento, con consulenze ad hoc.

L’ideatore è un giovane e brillante imprenditore italiano, Lino Del Cioppo. Originario di Termoli, in Molise, vive a Roma da 15 anni. Laureato in economia ed executive Mba, ha fondato una società di consulenza informatica, Key Partners, di cui è amministratore delegato. La Key Partners è oggi una realtà solida, con sedi a Roma e Milano e circa 100 specialisti. Insomma, un imprenditore di successo che sta lanciando una nuova realtà con WeStreet.

“Nei miei primi di anni di lavoro in una multinazionale ero così impegnato in ufficio che non riuscivo a trovare il tempo nemmeno per comprarmi un paio di calzini – racconta Del Cioppo – così, quando tornavo dai miei in Molise, mia madre precauzionalmente mi faceva trovare uno stock di biancheria nuova, che acquistava da un ambulante di sua fiducia, il signor Basso. Vendeva solo merce di qualità, la migliore biancheria che abbia mai usato. Ma un bel giorno, il venditore che riforniva i miei cassetti, non era più al solito posto, era andato altrove. Un vero guaio. Al tempo non tutti avevano un cellulare e non sapemmo più come rintracciarlo”.

Da qui, l’idea di WeStreet: “Per anni – racconta ancora il fondatore – ho pensato a come ovviare a situazioni di quel tipo. Oggi la tecnologia ci aiuta a semplificare le nostre giornate. Questa applicazione guarda contemporaneamente alla crescita del commercio itinerante, un settore con potenzialità enormi, all’innovazione digitale e alle specificità del nostro Paese. Siamo leader nel cibo e nella moda, perché non promuoverli ancora meglio grazie ad un’app?”.

The Ram Brewery: il birrificio più antico della Gran Bretagna 4

The Ram Brewery: il birrificio più antico della Gran Bretagna

I molti birrifici di Londra sono un fenomeno abbastanza recente. Una volta nella capitale del Regno Unito i birrifici più importanti erano praticamente solo la Young e la Fuller. Poi nel 2006 il famoso Ram Brewery della Young fu abbandonato. E’ stato un colpo per gli amanti della vera “ale” e per i residenti di Wandsworth, la zona di Londra dove si trova ancora la fabbrica. La Ram Brewery era infatti operante sin dai primi anni del diciassettesimo secolo, e la famiglia Young la prelevò nel 1831. Quando fu chiusa era il più vecchio birrificio britannico ancora operante, un mix epico di strumenti antichi da una parte e modernissimi dall’altra, con alcune consegne che ancora venivano fatte a cavallo! Una lunga storia insomma.

Tutta l’area è stata acquistata da un fondo cinese che la riqualificherà costruendo modernissimi appartamenti e negozi, ma anche un museo della birra e mantenendo un piccolo birrificio artigianale.

Nel frattempo uno dei dipendenti della Young, John Hatch, è rimasto a dirigere un piccolo birrificio artigianale, giusto per mantenere l’operatività del più vecchio birrificio del Paese. Se volete vedere cosa fa e come si è organizzato ecco il suo link: http://www.1000londoners.com/londoners/john-hatch/

Purtroppo la sua birra ancora non è commercializzata (almeno per il momento!), e allora ve ne suggeriamo un’altra da assaporare nelle fresche estati inglesi: la “Saison” del birrificio artigianale Weird Beard (aperto nel 2013), per rimanere sempre a Londra ovest. E’ una birra stagionale, disponibile solo tra Giugno ed Agosto, dal sapore molto fresco, che ricorda un po’ il limone e lo stile un po’ campagnolo.

10 Consigli per la vostra pausa pranzo 5

10 Consigli per la vostra pausa pranzo

La vostra pausa pranzo: fin troppo rapida con un panino oppure ve la prendete comoda e magari riuscite a fare anche una passeggiata? A RiminiWellness (Rimini Fiera, 2 – 5 giugno) ci sarà spazio anche per le aziende protagoniste dell’innovazione in ambito alimentare con le grandi anteprime di FOODWELL Expo, la fiera nella fiera dedicata al mangiar bene per una vita in movimento.

Ed è proprio dal Comitato Tecnico-Scientifico di FOODWELL Expo che arrivano i 10 consigli per una pausa pranzo all’insegna del benessere, anche per chi ha i minuti contati:

1) Prendersi del tempo per sé, bastano 20 minuti lontano dalla scrivania, senza parlare di lavoro e senza l’ansia di dover tornare subito in postazione. È scientificamente provato che “staccare la spina” aumenta la produttività delle ore successive e fa bene all’organismo.

2) A tavola, o sulla panchina del parchetto davanti all’ufficio non devono mai mancare acqua, verdura, olio extravergine di oliva e carboidrati. Sì alle variazioni soprattutto per quanto riguarda le proteine, la dieta mediterranea resta sempre quella più indicata.

3) Se proprio non si possono staccare gli occhi dal computer, almeno avere alcune importanti accortezze: coprire la tastiera, usare un vassoio, non leccarsi le dita. La scrivania dell’ufficio ha una carica batterica più elevata di quella del wc!

4) Sgranchirsi: fare quattro passi è un’attività che ruba poco tempo e rigenera l’attività celebrale. Alzarsi dunque il più possibile dalla propria scrivania, anche solo per arrivare alla stampante. Stiracchiarsi come quando ci si alza dal letto la mattina, muovere i polsi e le caviglie mentre si sta seduti al proprio posto. Sono tutti piccoli trucchi che apportano benefici a metabolismo e circolazione.

5) Non saltare il pasto. È vero che mangiare in compagnia del pc è quanto di meno igienico ci sia, ma saltare completamente il pranzo è altrettanto nocivo e aumenta il rischio di mettere su chili di troppo. Piuttosto una pizzetta sul balcone dell’ufficio!

6) Ok alla schiscetta, da mangiare tassativamente lontano dalla scrivania. Alcune avvertenze sono importanti anche per il cibo portato da casa: a pesce, carne e verdura cotta preferire insalate, frittate, riso e paste fredde che non hanno bisogno di essere riscaldate, si possono condire al momento, non subiscono gli sbalzi di temperatura e soprattutto…non puzzano!

7) Non spizzicare patatine e merendine responsabili di picchi glicemici e incapaci di soddisfare correttamente il fabbisogno psicofisico.

8) Bere tanta acqua. Non solo per idratarsi e per fare del bene al nostro corpo, ma anche per risvegliare mente e energie fisiche. L’acqua è infatti un importante alleato contro stanchezza e mal di testa. In pausa pranzo spesso ci si dimentica di bere e invece è un fattore fondamentale per ricaricare le pile.

9) La frutta post pranzo: c’è chi dice che fa bene, c’è chi dice che gonfia e va mangiata lontano dai pasti. Quello che è sicuro è che non può sostituirsi a un pasto e che deve essere consumata quotidianamente, quindi seguite la teoria che sentite più in linea con le vostre abitudini e con il vostro corpo, ma preferite una dieta ricca di frutta.

10) Last but not least, il caffè. Sul caffè ci sono teorie contrastanti, ma due caffè al giorno non possono che far bene se presi a stomaco pieno. Come l’acqua, contrasta il mal di testa e la sonnolenza. In più facilita la digestione ed è vaso dilatatore  quindi rilassa i muscoli e migliora l’umore, se assunto con moderazione.

Questi, e molti altri temi saranno trattati, approfonditi e analizzati a FOODWEEL Expo con il supporto di tecnologi alimentari e nutrizionisti che, sotto l’egida dell’Associazione Italiana di Tecnologia Alimentare, spiegheranno le regole del mangiar bene anche in una vita in movimento.

L’AREA FRUIT&VEG FANTASY SHOW

A FOODWELL Expo verranno lanciate inoltre molte proposte innovative in ambito nutritivo: da quelle legate alla frutta, fresca ma anche secca – che insieme a verdure e ortaggi sarà protagonista dell’area Fruit&Veg Fantasy Show, il format messo a punto da Macfrut per comunicarne i valori, le modalità di consumo e le virtù salutistiche – alle idee per chi ha coraggio e animo avventuriero da vendere, sperimentando curiose soluzioni a base di… insetti, elementi di grande valore nutritivo (sono ricchi anche di Omega3) per un’alimentazione che di proteine ne dispensa in quantità, senza alcun rischio per la salute. Ce n’è per tutti i gusti: queste soluzioni infatti non sono solo iper-proteiche, ma anche iper-differenziate, tanto quanti sono gli insetti commestibili!

Accessori per vino - Parte 1 6

Accessori per vino – Parte 1

Si sa, spesso sono i dettagli al contorno a fare la differenza: anche con il vino ci si può davvero sbizzarrire e catturare l’attenzione dei vostri amici e commensali, sia con accessori per vino tradizionali che più moderni o bizzarri. Oltre al bicchiere infatti (per maggiori informazioni sull’abbinamento vino-bicchiere clicca qui) ci vuole anche la giusta attrezzatura! Non è necessario però che spendiate una fortuna: pochi oggetti indispensabili e di qualità faranno al caso vostro. Vediamo insieme gli accessori per vino essenziali (e meno…)  in due articoli. Questa la prima parte.

Secchiello del ghiaccio 

Si utilizza specialmente per i vini bianchi e spumanti, per mantenerli alla giusta temperatura. Si tratta praticamente di un secchiello pieno di acqua e ghiaccio, in cui l’acqua assorbe rapidamente il calore della bottiglia. Lo avrete sicuramente visto moltissime volte al ristorante. Se non volete bagnare la bottiglia, potete optare per soluzioni un po’ meno eleganti, ma tuttavia efficaci, come le “glacette” e cioè contenitori di plastica dotati di doppia parete, che ottengono lo stesso risultato senza bisogno del ghiaccio. Esiste una ampia varietà di secchielli, e in particolare quello refrigerante di terracotta è adatto per conservare ad una certa temperatura vini precedentemente raffreddati. Prima di utilizzarlo ricordate di tenerlo sotto l’acqua fredda affinchè la terracotta si impregni: la temperatura si manterrà fresca grazie alll’evaporazione dell’acqua. L’alternativa più moderna è invece il Ravi Wine Chiller… una manichetta che si inserisce sul collo della bottiglia e raffredda il vino man mano che viene versato; ricordate però di conservarlo in freezer!

Il tastevin

E’ uno strumento che oggi non si usa quasi più, ma che rimane un simbolo della professione del sommelier, che lo tiene appeso al collo con una catena d’argento. Il modello tastevin Borgognone è il simbolo dell’Associazione Italiana Sommelier, ed è in argento perché questo materiale dissolve l’anidride solforosa contenuta nei vini bianchi giovani. Ma cos’è il tastevin? E’ praticamente una piccola tazza che serve per la degustazione, dalle pareti non molto alte e con un manico a forma di anello, sul quale si trova il poggiadito. Una parete laterale interna è caratterizzata da otto grandi perle concave, che servono per l’esame visivo dei vini rossi, mentre dall’altro lato si trovano le nervature per l’esame visivo dei vini bianchi, più trasparenti dei rossi. Al centro c’è una grossa bolla che indica livello che non si deve superare quando si versa il vino per l’assaggio. Attorno a questa bolla ci sono 14 perline in rilievo, che permettono al vino, grazie all’azione di rottura creata dai tanti piccoli gorghi, di ossigenarsi velocemente in seguito ad un regolare movimento rotatorio.

Decanter

Come dice il nome, serve per decantare il vino. Deve essere preferibilmente in vetro o cristallo, leggero e trasparente, con una base e una bocca larghe. Gli scopi sono essenzialmente: far ossigenare il vino e liberare i suoi aromi, e far sì che i depositi rimangano nella bottiglia.

Decanter per vini invecchiati

E’ una caraffa a forma di anatra in cui il deposito rimane nella bottiglia originaria durante il travaso. E’ caratterizzato da una superficie ridotta che evita che i vini invecchiati inacidiscano rapidamente a contatto con l’aria.

Imbuto da vino

Utilizzato appunto per facilitare il travaso dei vini vecchi che lasciano un deposito nella caraffa. L’imbuto si infila nel collo della caraffa e il vino viene versato lentamente nella bottiglia. Un setaccio incorporato filtra anche le particelle più piccole.

Cesta portavino

I vini rossi invecchiati vengono spesso serviti sdraiati orizzontalmente in un cestino (o paniere a vino) in modo che il deposito rimanga sul fondo e non vada a finire nel bicchiere. Anche se svolge molto bene la sua funzione, è un metodo un po’ antiquato per servire vini invecchiati. Può essere in vimini, in legno o in metallo, ma soprattutto in argento.

Nocciole italiane: prodotto nazionale d'eccellenza 7

Nocciole italiane: prodotto nazionale d’eccellenza

Da sgranocchiare da sole o da utilizzare in varie ricette, le nocciole italiane sono sempre molto invitanti. Sono buonissime fresche, tostate, tritate. Non tutti sanno però che le nocciole fanno anche bene: il segreto risiede nella loro specifica composizione naturale, in quanto sono sono ricche di grassi si, ma di quelli buoni.

All’interrno di una dieta sana ed equilibrata, bastano 12/15 nocciole (corrispondenti a circa 15 grammi) più o meno quante ne entrano nel palmo della nostra mano. Questa è la “quantità benessere” che viene consigliata direttamente dal cosniglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA) come dose ideale per assicurare la piacevolezza di un ottimo snack quotidiano dal moderato apporto calorico, e contemporaneamente dare un ottimo apporto di nutrienti utili alla nostra salute. Come per esempio la vitamina E e i polifenoli (antiossidanti), gli steroli (ipo colesterolizzanti), le fibre, che contengono il picco glicemico e migliorano il transito intestinale, oltre che potassio, fosforo e magnesio.

Le nocciole inoltre sono ricche di acidi grassi monoinsaturi, caratteristica molto simile all’olio di oliva, e di grassi buoni, i famosi omega 3 e omega 6, o acidi grassi polinsaturi.

La coltura del nocciolo è presente, a livello mondiale, nei paesi in cui si trovano zone caratterizzate da un clima mite, alta piovosità ed estati fresche. L’Italia è quindi uno dei principali paesi produttori al mondo per quantità e qualità. Nel nostro paese, la produzione è concentrata principalmente in quattro regioni: Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. Le nocciole italiane più pregiate sono la Tonda Gentile Trilobata, la Tonda di Giffuni, La Tonda Gentile Romana, la Mortarella e la Tonda Tardiva.

La nocciola italiana è un prodotto nazionale d’eccellenza: l’Italia infatti vanta il primato europeo di avere ben tre tipi di nocciole a marchio, due IGP (Giffoni, Piemonte) e una DOP (Romana).

Combattere lo stress con l'aromaterapia 8

Combattere lo stress con l’aromaterapia

Combattere lo stress. E’ spesso una missione veramente impossibile. Oggi però vi vogliamo aiutare e vi proponiamo un metodo “alternativo” di prendervi maggiore cura del vostro corpo ma anche della vostra mente: l’aromaterapia. Immaginatevi immersi ad annusare delle buone fragranze e circondati di fumi di piante originali: vi sentite già meglio, no? E combattere lo stress forse risulta più semplice in questo scenario.

Prima di tutto una precisazione che inquadra bene la pratica dell’aromaterapia: non è un modo che coinvolge soltanto l’olfatto, ma aiuta a placare i disagi di tutte le parti del corpo. Gli oli essenziali, infatti, si possono usare per i massaggi o mescolare all’acqua per un piacevole bagno.

Tutte le culture hanno da sempre utilizzato gli aromi. Tuttavia, il termine aromaterapia riporta all’Oriente. Già, perché nell’immaginario collettivo la si associa al piacere che l’olfatto trae dalle bacchette di sandalo o incenso, con odori inconfondibili diffusi negli spazi casalinghi.

La categoria più diffusa per l’aromaterapia è quella degli oli essenziali. Questi sono ottenuti dalla lavorazione delle cortecce e di altre parti delle piante, rigorosamente estratti con del vapore acqueo per non turbarne gli effetti benefici.

Gli usi sono i più disparati e leniscono molte patologie a carico del nostro corpo. Si va dai classici suffumigi, alle maschere per il viso, fino ai fanghi e alla preparazione di creme per la pelle.

Le piante da cui si estraggono i principi attivi crescono nelle nostre latitudini o, al contrario, provengono da parti del mondo distanti. Alla prima categoria appartengono, ad esempio, il rosmarino e la lavanda. Il sandalo o l’eucalipto, invece, richiamano alla mente scenari asiatici.

Anche se non soffrite di particolari patologie, e ce lo auguriamo, concedetevi dei momenti di puro relax con l’aromaterapia!

Auto vintage per il giorno del "si" 9

Auto vintage per il giorno del “si”

Le auto storiche o, appunto, auto vintage, non sono soltanto un vezzo degli inguaribili nostalgici, o la passione che spinge comunità di persone a spendere grandi cifre pur di avere il modello tanto desiderato. Nelle grandi occasioni della vita si può noleggiare un vecchio mezzo introvabile, per rendere il momento davvero indimenticabile e stupire tutti i vostri amici e parenti.

Le auto storiche per i matrimoni, ad esempio, danno un tocco vintage a un evento che segnerà il destino dei novelli sposi per il resto della loro vita. Fortunatamente ci sono aziende che si occupano del noleggio di auto d’epoca, per soddisfare gli sfizi dei più esigenti.

Volendo citare una macchina da tutti conosciuta, ad esempio, si può scegliere come modello di auto storica il mitico Maggiolino. Se il giorno scelto per il fatidico “sì” combina nella bella stagione, arrivare davanti alla chiesa con la cappotta scoperchiata è una bella emozione!

Lo stile british invece contraddistingue il fascino di una Bentley storica! Auto di questo tipo, tenute in perfetto stato, non hanno nulla da invidiare alle ingombranti e, diciamocelo, un po’ “provinciali” limousine.

Tuttavia non bisogna per forza scegliere grandi auto d’epoca per il matrimonio. Anzi, volendo dare un tocco vintage al giorno più importante della vostra vita, perché non ingegnarsi con macchine anche piccole. Da questo punto di vista la vecchia Cinquecento del nonno rimessa a nuovo è ciò che fa per voi. Si risparmia il noleggio, uscendo allo stesso tempo dai rigidi schemi “regali”.

Infine, c’è da considerare vintage e vintage: quello che si spinge indietro di pochi decenni, e l’atro più “strong” che risale ai primi modelli di vetture in circolazione, con le ruote a raggiera e la comodità tutt’altro che scontata. Sono auto certamente più difficili da trovare, ma per il giorno del matrimonio si fa questo e altro! Attenzione però a non presentarvi con un Carro di Cugnot

E voi con quale originale modello d’auto convolerete a nozze?

La pitina del Friuli Venezia Giulia 10

La pitina del Friuli Venezia Giulia

Direttamente dalla Val Tramontina, nelle belle zone del Friuli Venezia Giulia occidentale in provincia di Pordenone, proviene la pitina. Si tratta di un salume del tutto particolare, sia nella forma sia nel gusto, e per questo ha ottenuto il Presidio Slow Food di Carol Petrini. Vediamo la sua storia e come viene realizzata.

La pitina del Friuli Venezia Giulia nasce dall’esigenza dei contadini di mantenere a lungo le carni dei loro animali abbattuti. In tempi difficili e pieni di stenti, anche il ferimento mortale di una pecora o una capra era un evento negativo. Anche il capo più vecchio doveva essere mangiato. Non essendoci frigoriferi o altri metodi di conservazione, la carne di pecora piuttosto che di un capriolo cacciato, veniva triturata. Delle polpette di piccole dimensioni, speziate con pepe e finocchio selvatico locale detto Caren, venivano poi avvolte con della farina di mais, e infine affumicate sopra i focolari. Si lasciano quindi stagionare per circa 30 giorni.

Ecco l’origine della pitina: un tempo rimedio di fortuna, oggi eccellenza gastronomica ambita dai buongustai. Il processo di affumicamento è importantissimo per ottenere una pitina di alta qualità. Si usa legna di faggio o di pino mugo, i cui aromi entrano nell’impasto. Quest’ultimo si può mescolare alla carne di suino, per rendere il sapore meno selvatico rispetto alle origini.

La pitina del Friuli Venezia Giulia si consuma cruda, affettata come un normale salame e magari gustata con un po’ di pane. Oppure può essere la base perfetta per delle cucine tipiche friulane: si può cuocere e ammorbidire con del brodo di polenta, oppure usare come riempimento per delle cosce d’agnello arrosto. Può inoltre essere scottata nell’aceto e servita con la polenta, rosolata nel burro e cipolla e aggiunta nel minestrone di patate, o ancora fatta al cao, cioè cotta nel latte di vacca appena munto.

Avete già l’acquolina in bocca?