Tag Archive : curiosità

Vendemmia Vino nobile montepulciano

Vino Nobile di Montepulciano: il grande rosso si vendemmia in “rosa”

Da una ricerca del Consorzio il 40% degli impiegati nel vino a Montepulciano è donna

Titolari, co-titolari, impiegati e enologi: il grande rosso toscano si tinge di rosa. Circa 400 donne impiegate nella produzione del vino a Montepulciano, di queste oltre la metà è under 40.

Tra i produttori di Nobile anche una delle fondatrici dell’Associazione Donne del Vino.

E’ cominciata a Montepulciano la vendemmia 2015 con il taglio delle prime uve, in attesa di arrivare al Prugnolo Gentile (il clone di Sangiovese da cui nasce il Vino Nobile), con la maturazione prevista per metà settembre. Presto per dire che annata sarà, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, ma intanto in vigna si anima il lavoro che a Montepulciano, sono i dati del Consorzio del Vino Nobile a metterlo in evidenza, si tinge sempre più di “rosa”.

Le quote rosa del “Nobile. A Montepulciano il Vino Nobile non è solo “giovane”, ma anche firmato da donne. Sono sempre di più le figure professionali in quota rosa impiegate nel mondo del vino. A partire dalla titolarità delle aziende: sono 16 su 75 associate al Consorzio, quelle condotte da donne e 11 quelle cointestate. Un totale quindi 27 imprese vitivinicole, pari al 36%, che hanno alla direzione una donna. La quota più importante della figura femminile si trova nelle aree commerciale e marketing: in questo caso sono 25 le aziende che hanno delegato a una donna questi ruoli, vale a dire il 33% delle aziende vitivinicole di Montepulciano. Più bassa, ma in crescita, la quota rosa degli enologi. In questo caso sono 7 le cantine che hanno un enologo donna (il 9% del totale). Considerando anche gli impiegati in generale, tra ufficio e lavoro di cantina e in vigna, oltre il 40% è declinato al femminile. Il Consorzio del Vino Nobile inoltre è composto per il 65% da impiegati donna, mentre il Consiglio di amministrazione consortile è composto da 3 donne su 12 rappresentanti, di cui una di queste è presidente della commissione promozione. Tra le fondatrici dell’Associazione Donne del Vino, nel 1988, c’è anche una produttrice di Vino Nobile di Montepulciano.

Vendemmia Vino nobile montepulcianoRispetto al passato. Numeri importanti questi, soprattutto se messi a confronto con il passato. Rispetto a dieci anni fa la presenza della donna alla guida di una azienda di Vino Nobile è cresciuta del 15%, di oltre il 50% se si fa riferimento al 1980, anno nel quale è uscita la prima fascetta Docg, conservata proprio a Montepulciano. Anche per quanto riguarda le cariche istituzionali, all’interno del Consorzio il dato è significativo. Per vedere la prima produttrice in un Consiglio di amministrazione si deve aspettare il 1971, mentre per alcuni anni è stata una donna a coordinare le attività consortili.

Gli impiegati del vino a Montepulciano. Quanto alla forza lavoro, oltre agli stagionali (circa mille persone in vigna), sono circa 1200 gli addetti del settore (di cui il 60% tra i 20 e 40 anni), senza calcolare l’indotto che è calcolato intorno al 70% dell’economia locale (dalle tipografie, agli studi di architettura, passando per il turismo legato al vino e tanto altro).

Vigna e montepulcianoIl Vino Nobile di Montepulciano nasce in un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, 2.200 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 75 associati al Consorzio dei produttori) che nel 2014 hanno prodotto circa 70 mila ettolitri di Vino Nobile e circa 23 mila destinati a divenire Rosso di Montepulciano. Nel 2014 sono state immesse nel mercato circa 7,4 milioni di bottiglie di Vino Nobile (in linea con l’anno precedente) e oltre 3 milioni di Rosso di Montepulciano Doc, in questo caso facendo registrare un + 24% rispetto al 2013, un dato questo che dà ragione al Consorzio dei produttori che negli ultimi anni ha investito molto anche nella produzione di questo vino del territorio.

Il mercato. L’export ha segnato con il 2014 un +4% rispetto al 2013 toccando la storica quota dell’80 per cento di prodotto, mentre il restante 20% viene commercializzato in Italia. Per quanto riguarda l’estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. La Germania con il 43 per cento della quota esportazioni resta il primo paese per le vendite del Nobile, e anche la Svizzera con oltre il 10 per cento rappresenta un importante sbocco. Gli Usa confermano l’ottimo andamento segnando nel 2014 il 10,8%, così come i mercati asiatici che anche nel 2014 hanno confermato la propria propensione all’apprezzamento del Nobile.

ice club roma

Caldo insopportabile? Roma regala un rifugio di ghiaccio

Il caldo imperversa opprimente e siamo tutti alla disperata ricerca di un po’ di sollievo dalla sauna quotidiana cui siamo esposti, specialmente in città. E cosa pensereste se all’orizzonte scorgeste un locale completamente di ghiaccio che sembra pronto ad accogliervi a “porte aperte”?

E’ sicuramente un miraggio.

E se vi dicessimo che non siete vittima del caldo e che quest’oasi nel deserto estivo esiste davvero? Proprio così.
I fortunati sono gli abitanti della Capitale che nello storico quartiere Monti hanno a disposizione questa location delle meraviglie, costruita interamente nel ghiaccio: di ghiaccio sono, infatti, le pareti, i complementi d’arredo, ma anche i banconi e persino i bicchieri, i portabottiglie e i mastelli porta champagne.

La temperatura all’interno del locale? -5 gradi. Tutti gli ospiti vengono muniti di una speciale mantella termica per contrastare il freddo interno (da non credere, di questi tempi).

Questa location “da brivido” si chiama Ice Club e il suo concept architettonico moderno e di tendenza si incontra e si scontra con il quartiere in cui si trova, un quartiere antico, ricco di storia, con il quale crea un connubio perfetto e ben riuscito di contrasti che si sposano dando vita ad una miscela esplosiva e invitante (specialmente con i picchi torridi di queste settimane da record!).

Protagonisti del locale (oltre al ghiaccio, che la fa da padrone) sono i gustosissimi cocktail e la Vodka, disponibile in diverse varianti aromatizzate, dalle classiche alla pesca e al limone fino a quelle all’assenzio e al cioccolato.
Quanto all’intrattenimento, vengono organizzati numerosi eventi nel corso dell’anno e la musica, dal vivo, fa da sottofondo alle freschissime serate romane.

 

gelato

Il gelato che cambia colore. Magia? No, fisica.

gelato xamaleon

Pensate allo stupore dei più piccoli, ma diciamocelo, anche dei più grandicelli, nel vedere un gustoso gelato cambiare colore mentre si scioglie man mano che lo si gusta.

Magia? No, fisica.

L’idea curiosa nasce dal background scientifico di Manuel Linares, un ex fisico spagnolo che ha abbandonato la sua carriera di ricercatore per coltivare la sua passione per la cucina. Ma la cultura scientifica non ha tardato a riemergere e Linares ha saputo miscelarla in modo creativo con la sua nuova professione, dando vita al gelato multi colore: Xamaleon, una gustosa invenzione che avrà suscitato meraviglia e risate nei golosi assaggiatori che hanno deciso di provarla.

Il lampo di genio ha avuto origine in occasione di un corso per gelatieri a Barcellona cui l’ex fisico ha partecipato per formarsi e cimentarsi nella propria carriera culinaria. Il concept è nato dalla semplice accettazione di una sfida: Linares, infatti, era convinto di poter creare questo gelato così particolare solo con ingredienti naturali, ma era stato deriso da colleghi e insegnanti che non erano affatto convinti che potesse riuscire nell’impresa.

Ma egli era certo di avere le conoscenze e le carte in tavola per smentire i più scettici e decise di dimostrarlo.

Dichiarò al Daily Mirror: “come fisico, so bene che ci sono diversi modi che possono funzionare [per ottenere simili risultati] ed è stata una grande soddisfazione riuscire nell’impresa di creare un gelato che cambia colore” e aggiunse “Sono un grande fan del genio britannico Charlie Francis, l’inventore di un gelato fluorescente e fondatore della compagnia Lick Me Delicious. [ispirandomi a lui] Ho voluto creare un gelato che cambiasse colore per provare a fare anch’io qualcosa di nuovo

Xamaleon è sicuramente suggestivo dal punto di vista estetico, ma quanto al sapore? Pare sia disponibile in tutti i gusti: fragola, cacao, mandorla, banana, pistacchio, vaniglia e persino caramello e se è gustoso come il suo “creatore” afferma, siamo certi che vizierà il palato degli amanti del gelato, ma anche dei semplici curiosi.

zucca a forma di buddha

E se una zucca avesse il tuo volto?

E’ una mattina come tante altre. Ci svegliamo, facciamo colazione, ci prepariamo per uscire, apriamo la nostra porta di casa e…ci ritroviamo un bel cestino con una zucca che ci fissa.
Superati quei 2-3 secondi di stordimento, ci prepariamo al secondo shock poiché non solo ci fissa, ma a guardarla bene ci sembra addirittura familiare perché, beh, quella zucca ha proprio la nostra faccia.

Blackout.

Non si tratta di un film dell’orrore con la “zucca assassina”, ma di una curiosa trovata commerciale di alcuni contadini cinesi che hanno studiato un sistema per coltivare le proprie zucche in modo tale che assumano le più svariate fisionomie.

zucca a forma di buddha

In realtà non vi è nulla di particolarmente ingegnoso, né si tratta di zucche geneticamente modificate: esse vengono semplicemente fatte crescere all’interno di uno stampo con la forma desiderata.
Le forme prodotte in Cina comprendono principalmente il volto di Mao e del Buddha, ma sono state anche realizzate le più svariate versioni di draghi e persino di Babbo Natale.
Idealmente, con adeguati stampi appositamente creati, si potrebbe riprodurre qualsiasi tipo di forma, o quasi.

Ma da cosa è scaturita la creativa (e forse un po’ inquietante) idea di questi contadini burloni?

Si dice che il tutto sia nato dal pellegrinaggio di un uomo, Xie Lyu Zhi, presso un tempio buddhista a Sichuan, Cina. zucca
Pare che un monaco gli abbia riferito di aver sognato una pianta che generava frutti a forma di Buddha e che questo racconto lo abbia ispirato a tal punto da spingerlo a ideare un metodo in grado di rendere il sogno realtà.

La produzione di questo tipo di zucche ha destato curiosità e un discreto successo in Oriente e molte persone ritengono che possiedano proprietà benefiche e che mangiarle sia di buon auspicio.

salame

Israele: un soldato mangia un panino al salame e rischia il carcere

E’ successo a Tel Aviv: un soldato israeliano di origini statunitensi ha mangiato un panino al salame di maiale e, poiché l’assunzione di questo tipo di pietanze è severamente vietata dalla rigida ortodossia ebraica, il giovane è stato condannato a 11 giorni di detenzione in un carcere militare.

La notizia, trasmessa da Radio Gerusalemme, ha destato scalpore e polemiche al punto che l’esercito israeliano è stato costretto ad annullare l’ordine di carcerazione.

La punizione, tuttavia, non è stata del tutto cancellata: gli 11 giorni di prigionia sono stati convertiti in un equivalente periodo di tempo in cui il soldato non potrà beneficiare di licenze.

Dura la vita per il giovane ebreo statunitense che, giunto in Israele come volontario in una unità combattente, era di ritorno da una licenza nel Kibbutz (dove risiedono alcuni familiari): affamato a seguito di un’esercitazione, il soldato ha avuto la “sfortuna” di incappare in un invitante panino al salame e, senza pensarci troppo, lo ha addentato e lo ha addirittura offerto ai commilitoni, senza rendersi conto che con quel gesto stava palesemente infrangendo le norme della disciplina militare locale.

Panino al salame

A sua discolpa, il ragazzo ha affermato di essere completamente ignaro dei regolamenti che vietano tassativamente ai militari di introdurre nelle basi cibi non-kosher, ossia cibi che non rispettano le rigidissime regole religiose che governano la nutrizione degli Ebrei osservanti, e in suo sostegno sono fioccati commenti (alcuni dei quali piuttosto incisivi) e proteste da ogni parte del mondo che pare abbiano contribuito a rendere meno “esagerata” la punizione impartita.

Il rabbinato militare, tuttavia, pur avendo alleggerito la pena, ha ribadito che l’infrazione resta comunque grave e che è necessario persistere negli interventi di prevenzione presso le strutture dell’esercito, poiché le azioni del soldato “non corrispondono a ciò che ci si aspetterebbe da un cadetto in stato di comando; per questo è stato punito severamente”.

Quando si dice un peccato di gola.

snack yogurt

Lo snack fa bene all’umore? Si, ma deve essere fresco, leggero e salutare

Dalla Global Survey on Snacking Trends effettuata da Nielsen su un campione di 30.000 persone in 60 Paesi (tra i quali l’Italia) è emerso che lo yogurt si guadagna il primo posto sul podio come alimento più gustato nei momenti di pausa e che gli snack, rigorosamente privi di OGM, sono visti dal punto di vista psicologico come una piccola strategia per “rasserenarsi”, migliorando l’umore e combattendo lo stress.

snack yogurt

La top 3 degli snack più in voga

Restringendo il campo al nostro paese, secondo la ricerca della Nielsen il 51% degli italiani consuma prevalentemente yogurt durante i momenti di break (anche se preferirebbero il cioccolato).
Segue, poi, una sfida all’ultimo boccone tra il cioccolato e la frutta fresca, che vede trionfare di poco il primo sulla seconda (49% contro il 46%).

Il contrasto tra ciò che si preferirebbe consumare (cioccolato) e ciò che effettivamente si acquista (yogurt e cioccolato), scaturisce dal conflitto tra la gola e il bisogno di prodotti più leggeri e freschi.

Dal punto di vista della dieta, per il 25% degli italiani lo snack rappresenta, infatti, un modo per soddisfare quel “languorino” tra un pasto e l’altro, quindi è importante assumere alimenti gustosi ma che, al contempo, non appesantiscano o non sazino troppo.
Solo una piccola parte degli intervistati, non a caso, impiega gli snack come sostituti dei pasti e, se accade, il pasto che in genere viene “sacrificato” è la colazione (che invece è il pasto più importante della giornata).

Gli snack: un piacere per la mente, oltre che per il palato

Dal punto di vista del vissuto emotivo, per 1 italiano su 5 (21%) gustare uno snack costituisce un ottima soluzione per sentirsi meglio, a testimonianza del fatto che la componente edonistica associata al consumo della “merendina” non è affatto da trascurare poiché strettamente legata al piacere in senso lato, un benessere associato all’opportunità di soddisfare una voglia (un desiderio) e alla ricompensa che ne scaturisce.
Come sottolineato da Giovanni Fantasia (amministratore delegato di Nielsen Italia), infatti, “Si va sempre più consolidando la tendenza a considerare lo snack ineccepibile dal punto di vista nutrizionale e salutistico anche se non sono secondarie le dinamiche psicologiche che caratterizzano il consumo dello snack. Assortimento e innovazione sono le sfide che devono essere affrontate dai produttori”.

Il profilo dello Snack ideale

Il 42% degli intervistati ha dichiarato che la freschezza deve essere un elemento imprescindibile di uno snack degno di questo nome. Altri parametri giudicati importanti sono il gusto (35%) e la “golosità” dello spuntino (31%).
Preferenze minori, prevalentemente di nicchia, sono riservate ai prodotti piccanti, seguiti da quelli amari e infine dai prodotti gommosi.
Oltre ai parametri di gusto, un’importanza notevole è attribuita a quanto uno snack possa essere considerato sano. Secondo la ricerca di Nielsen, gli elementi che spingono gli intervistati a considerare un alimento “salutare” sono l’utilizzo di componenti naturali (indicato dal 40% della popolazione),  l’assenza di coloranti (37%), il basso contenuto di zuccheri (per il 32% del campione) grassi (28%), sale (26%), calorie (26%), fruttosio (23%), carboidrati (20%).
L’assenza di glutine o di caffeina rivestono, invece, una posizione marginale.
Quanto agli ingredienti più ricercati, strettamente collegati al benessere e alla salute, spiccano al primo posto le fibre (80%), le componenti integrali (25%) e le proteine (22%).

E voi? Vi riconoscete in questi trend?

 

Torta d'acqua

Il dolce in una goccia: la torta d’acqua

Sembra una goccia d’acqua ingigantita all’ennesima potenza, oppure una di quelle sfere che, se capovolte, lasciano cadere della neve fittizia, e invece no: è una torta. Una torta d’acqua.

Torta d'acqua

Nata dall’ingegno creativo della Kinseiken Seika che ha voluto portare la presentazione del piatto ad un livello superiore, la torta d’acqua è pura poesia per gli occhi, un dolce capolavoro che rappresenta una rivisitazione in chiave artistica del famoso dolce giapponese, lo Shingen Mochi, che è una torta di riso ricoperta di Kinako (farina di soia) abitualmente consumata con sciroppo di zucchero di canna.

Nella sua nuova veste, il dolce assume l’aspetto di una morbida sfera trasparente ottenuta dall’acqua delle rinomate sorgenti delle Alpi giapponesi meridionali che, zuccherata ed opportunamente solidificata per poterla plasmare a piacimento, assume la forma che vediamo nella variante Mizu (che, per l’appunto, significa acqua) Shingen mochi.

Chi l’ha provata sostiene che la torta d’acqua è così morbida che si ha l’impressione di poterla rompere con una semplice pressione del dito e avendo le stesse proprietà dell’acqua (di cui è composta) si scioglie molto facilmente: è, infatti, delicata a tal punto che, una volta prelevata dal suo contenitore e presentata a temperatura ambiente, va consumata entro 30 minuti, altrimenti finirà per sciogliersi completamente, ponendo fine alla sua “magia”.

Indubbiamente una trovata d’effetto che fa la sua scena in tavola offrendo uno spettacolo per gli occhi e spiazzando i commensali, ma che dire del sapore? C’è chi parla di una delicata e piacevole dolcezza per il palato e di un gusto fresco e originale: al peggio, potrà sapere di acqua e zucchero con un pizzico di sapore in più garantito dallo sciroppo con il quale viene servita.

Per quanto sia una gioia per lo sguardo, questa torta d’acqua dalla magistrale presentazione dà l’idea di tanta apparenza e poca sostanza… ma acqua in bocca!

Il pesce: un alleato naturale per la nostra salute 1

Il pesce: un alleato naturale per la nostra salute

Secondo uno studio pubblicato dall’Università di Stoccolma, l’assunzione regolare di pesce contribuisce a rafforzare le difese immunitarie dell’organismo: le sue proprietà, infatti, riducono i rischi di insorgenza di allergie ed intolleranze alimentari, ma anche di patologie più serie.

pesce

I pesci con la più alta concentrazione di omega 3 (salmone, pesce spada, trota, aringhe o acciughe) sono ottimi alleati per la nostra salute: grazie al loro contenuto di acidi grassi, portano molti benefici all’organismo, alleviando i sintomi e gli stati infiammatori derivanti dal diabete ma anche da patologie gastriche e cardiache.
Le sarde, inoltre, sono ricche di potassio, addirittura più delle banane; il tonno è ricco di vitamina A e di selenio; i latterini sono fra quelli che contengono più calcio.

Ma non solo: il pesce è anche un’ottima fonte di ferro, zinco, fosforo, iodio, vitamine del gruppo B e ancor prima di vitamina D che, oltre a favorire l’assorbimento del calcio e i processi di mineralizzazione ossea, è molto studiata perché sembrerebbe prevenire l’insorgenza di malattie debilitanti come il Parkinson o l’Alzheimer e parrebbe ridurre i rischi di incorrere nella depressione e nel declino cognitivo.

Ma quanto pesce bisogna mangiare per sfruttarne appieno gli incontestabili benefici? L’ideale sarebbe assumerne 100 g per almeno tre volte a settimana, ma l’elemento più importante di cui dobbiamo tenere conto per assicurarci di preservarne i nutrienti è la cottura: privilegiate quella al forno o alla griglia (pollice verso per la frittura) poiché preserva al meglio il contenuto di sali minerali e, soprattutto, di vitamina D.

È evidente comunque che una dieta equilibrata e un’adeguata educazione alimentare fin dalla tenera età, supportate da regolare esercizio fisico, sono un buon punto di partenza per aiutarci a stare bene.

Una ricetta scelta per voi da LiberoGusto come spunto per la preparazione di un piatto a base di pesce

Tenerissimo filetto di sgombro dell’Adriatico cotto sulla Gratella adagiato su un cuscino di misticanza colorata del momento e una salsa leggera di aglio.

pesce

Ingredienti: (per 4 porzioni)

550 gr. sgombro
100 gr. insalata misticanza
60 gr. pomodori tondi a grappoli
250 ml. latte parz. scremato
15 gr. aglio
15 ml. succo di limone
1 gr. maggiorana
2,5 gr. sale fino
0,5 gr. pepe bianco macinato
1 gr. maggiorana
15 ml. olio extra vergine di oliva

Preparazione:

Squamare, eviscerare e sfilettare gli sgombri, rimuovere le spine con l’apposita pinzetta. Lavare i filetti con acqua minerale gasata, sgocciolarli perfettamente e tamponare con carta da cucina monouso.
Lavare accuratamente le foglie della misticanza, i pomodorini e la maggiorana.
Sbucciare gli spicchi di aglio, tagliarli a metà e levare il seme centrale.
Disporre i filetti di sgombro in una pirofila e condirli con dell’olio extra vergine d’oliva, il succo di limone e distribuire la maggiorana leggermente tritata.
Coprire con pellicola alimentare e porre in frigorifero per almeno 30 minuti. Portare a bollore il latte e versarne 1/3 della quantità in una piccola casseruola nella quale verrà fatto bollire l’aglio per 3 minuti, scolarlo e ripetere l’operazione per altre 2 volte eliminando il latte utilizzato per questa operazione ed utilizzando quello bollito all’origine.
Frullare gli spicchi ben sgocciolati con l’olio extra vergine ed il sale, fino ad ottenere una salsa liscia ed omogenea.
Grigliare i filetti di sgombro avendo cura di voltarli delicatamente durante la fase di cottura, cominciando però dalla parte della polpa, salare e pepare nella giusta misura una volta cotti.
Condire leggermente la misticanza con olio extra vergine di oliva e, volendo, con dell’aceto aromatizzato di vostro gradimento.
Disporre la misticanza al centro del piatto ed adagiarvi delicatamente il pesce, nappare con la salsa leggera all’aglio e decorare con dei cubetti di pomodoro ed un rametto di rosmarino.

Valori nutrizionali: l’energia per una porzione da 253 gr. è 360 Kcal.

Ricetta gentilmente condivisa da Cucina Semplicemente

Pesche con gli slip

Dalla Cina, le pesche con gli slip

Le pesche, succosi frutti tipici di tarda primavera / inizio estate, sono amate da molti, non solo per il loro gusto particolare e frizzante, a metà strada tra il dolce e l’aspro, ma anche per le loro proprietà, indicatissime per i periodi caldi dell’anno (sono, infatti, ricche di acqua e fibre, poco caloriche e prive di grassi).

Eppure, c’è chi quando guarda le pesche non può fare a meno di associarle (metaforicamente, s’intende!) a dei bei lati B.

E allora perché non munirle di mutandine a scopo decorativo?

Pesche con gli slip

Questa l’idea decisamente curiosa e fuori dalle righe di alcuni fornitori cinesi che avrebbero cominciato a vendere già da un anno pacchetti accuratamente agghindati e contenenti pesche con gli slip, come idee regalo in previsione del Qixi festival che, in Cina, equivale al nostro San Valentino.

L’epicentro di questo terremoto al gusto di pesca pare abbia avuto luogo a Nanchino (Nanjing, in cinese) dalla mente del proprietario di un negozio di frutta non meglio identificato (voci di corridoio accennano ad un tale “Mr. Yao”, ma non approfondiscono), che, addirittura, realizzava a mano ogni singolo slip decorativo per le sue “idee regalo”.
Quanto alle “indossatrici”, le pesche appunto, la loro provenienza è Yangshan, un’area che, forse non a caso, è anche famosa per la sua industria di abbigliamento e lingerie.

Vendute in loco ma anche in rete, le pesche con gli slip sono state apprezzate e gustate da alcuni e screditate da altri perché considerate volgari e fuori luogo. E non sono nemmeno a buon mercato: un pacchetto regalo con 9 pesche decorate può arrivare a costare anche 80 dollari!

Ma che dire del loro gusto? A giudicare dai commenti del Wall Street Journal (sulla frutta di Yangshan, naturalmente) sembrerebbero davvero deliziose: “The Best Peach on Earth”.

caffè

Fondi di caffè: da rifiuto a risorsa

caffèIl caffè è l’onnipresente compagno delle nostre giornate: il gesto del berne una tazzina al mattino, dopo i pasti o a cena in compagnia di amici e familiari è diventato ormai un atto culturale di routine e molti lo vedono come un must di cui non ci si può privare, per rinfrancarsi e ricevere la giusta carica per fronteggiare gli impegni e gli sforzi fisici e mentali che ci si presentano quotidianamente.

Ma se bere il caffè è ormai un’abitudine consolidata, lo è anche il gesto inconscio di gettare i fondi tra i rifiuti biodegradabili per non pensarci più.

E invece, animati di un sano atteggiamento green, con un po’ di ingegno e creatività si possono escogitare diversi modi interessanti di riutilizzare i fondi di caffè. Vediamone insieme alcuni:

1. Il caffè è perfetto per eliminare i cattivi odori

Potete sistemare i fondi di caffè in una tazzina all’interno del vostro frigorifero per eliminare eventuali odori sgradevoli oppure potrete spargere la polvere di caffè sul fondo dei vostri cestini dei rifiuti per avere ottimi risultati. Se avete un’indole creativa, potete creare dei piccoli sacchettini contenitori, aggiungerci una goccia di vaniglia per renderli ancor più profumati.
E’ inoltre utilissimo per eliminare i fastidiosissimi odori di alcuni ingredienti come aglio, cipolla e pesce, se strofinato sulle mani per poi risciacquarle.

2. Impacchi di caffè donano lucentezza ai capelli castani

I fondi possono essere impiegati come maschera per i capelli castani, da applicare prima dell’ultimo risciacquo, per una decina di minuti. Pare che il caffè doni lucentezza alla chioma e prevenga l’insorgere della forfora e la caduta dei capelli.

3. Il caffè come fertilizzante

Grazie alle sue proprietà, il caffè può essere impiegato come fertilizzante per rendere più acido il terreno e quindi renderlo ideale le piante di tipo acidofilo (rose, gardenie, magnolie, mimose, mirtilli, ortensie, rododendri ed altre).

4. Un repellente a base di caffè

Pare che sia un ottimo repellente per formiche e lumache, se piazzato nei punti più “sensibili” in cui potrebbero intrufolarsi.
Inoltre, se adorate i vostri gatti ma volete comunque proteggere le vostre piante (che per loro potrebbero essere delle ottime lettiere), sembrerebbe che i nostri amici felini siano sensibili all’odore forte del caffè e quindi la sua presenza potrebbe scoraggiarli.

5. Uno scrub per il corpo al profumo di caffè e un alleato contro la cellulite

Mescolati con olio extravergine d’oliva, i fondi del caffè possono anche essere utilizzati come esfoliante naturale per la pelle. Dovrete applicarli sul corpo con movimenti circolari, massaggiando, per poi risciacquare e otterrete una pelle morbida e nutrita.
La stessa soluzione impiegata per lo scrub, con l’aggiunta di un cucchiaio di argilla verde ventilata, può essere usata per impacchi contro la cellulite.

6. Il caffè per la pulizia e gli amanti del fai-da-te

I fondi di caffè sono molto efficaci contro le macchie, se cosparsi e strofinati nei punti in cui si annida lo sporco.
Per gli amanti del fai-da-te, inoltre, il caffè (preparato in modo tale che abbia la consistenza di una crema) è un valido alleato per coprire i segni del tempo sui mobili in legno scuro.

7. Il caffè come bio-combustibile

Secondo alcuni ricercatori americani dell’università di Cincinnati, i fondi di caffè potrebbero un giorno servire da combustibile più economico, più pulito per le nostre auto, forni e altre fonti di energia. Attraverso un processo di rimozione dell’olio e di conversione dei trigliceridi così ottenuti si otterrebbero biodisel e glicerina.

Certo non si tratta di un attività fattibile a casa, però non è niente male per un prodotto che normalmente finisce nel cestino!