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Le Cantine Pellegrino a sostegno dell’energia rinnovabile a Pantelleria

A Pantelleria, la Carlo Pellegrino 1880, a fianco del Politecnico di Torino, per la produzione di energia dalle onde del mare.

È già partita la sperimentazione, ad opera del Politecnico di Torino e dello spin off dell’ateneo Wave for Energy, del primo dispositivo italiano per la produzione di energia elettrica dal moto ondoso, collocato a 800 metri dalla costa pantesca. E lo stabilimento dell’azienda Pellegrino, in contrada Kuddie Rosse, è divenuto strategico per il conseguimento dei lavori. Il sostegno della storica azienda, la più grande cantina privata di Pantelleria, ha permesso infatti l’occupazione di suolo privato, e l’autorizzazione a far realizzare condutture di energia elettrica sotterrata e una cabina elettrica di trasformazione, al fine di far procedere ai lavori di connessione alla rete del prototipo Iswec, la tecnologia creata per supportare lo sviluppo sostenibile nel settore marittimo.

Pantelleria, come dico sempre, è un nostro pezzo di cuore – afferma l’AD Benedetto Renda  come avremmo potuto dire di no a questo invito? Anzi, ne siamo orgogliosi. E anche così dimostriamo il nostro impegno per l’isola e la coerenza nei nostri valori”.

La centrale di energia è composta da un gruppo giroscopico (un dispositivo rotante) alloggiato all’interno di un galleggiante ormeggiato sul fondale marino. L’interazione tra le onde del mare, lo scafo e il sistema giroscopico all’interno permette la generazione di energia elettrica da immettere in rete.

In una prima fase sperimentale, il sistema non sarà connesso alla rete elettrica dell’isola, nel mese di settembre/ottobre si provvederà invece alla posa del cavidotto ed alla successiva connessione alla rete di distribuzione.

Il sistema – spiega un comunicato – consentirà di produrre energia elettrica a un costo più competitivo rispetto a quello necessario per produrre elettricità sull’isola di Pantelleria. Questa tecnologia si presenta fin da oggi come un valido complemento al mix energetico delle isole minori, Mediterranee e non, che non sono connesse direttamente alla rete elettrica continentale.

Energia rinnovabile Wave For EnergyIl progetto – finanziato anche dalle regioni Piemonte (polo Enermy) e Sicilia – nasce dalla consapevolezza dell’enorme potenziale energetico del moto ondoso come fonte di energia rinnovabile, grazie alla continuità e alla distribuzione del mare sul globo. La potenza disponibile, normalmente riferita all’unità di lunghezza del fronte d’onda, varia dai 25 kW/m nell’Europa del sud (Isole Canarie), fino a 75 kW/m delle coste irlandesi e scozzesi.

Anche nel Mar Mediterraneo la potenza disponibile è significativa ed è compresa tra 4 e 11 kW/m. Estraendo soltanto il 5% del potenziale tecnico di risorsa disponibile per l’Europa (320 GW), l’energia da moto ondoso potrebbe fornire elettricità a 12 milioni di case.

Le attività di ricerca, iniziate 10 anni fa e condotte dal gruppo coordinato da Giuliana Mattiazzo ed Ermanno Giorcelli del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino, hanno portato allo sviluppo della tecnologia, industrializzata da Wave for Energy, che ha seguito la realizzazione della prima macchina pre-commerciale.

La tecnologia, sviluppata seguendo le direttive della Blue Growth Strategy indicate dalla Commissione Europea per supportare lo sviluppo sostenibile nel settore marittimo, è denominato Iswec (Inertial Sea Wave Energy Converter). Dopo il primo concept sviluppato nel 2006, ne è seguita la validazione sperimentale sul sistema in scala 1:8, condotta nella vasca navale dell’Insean, per poi giungere, nel febbraio del 2012, alla prototipo finale, pronto per la messa in mare.

La collaborazione con il gruppo dell’Enea diretto da Gianmaria Sannino, nell’ambito della ricerca di Sistema Elettrico, ha permesso di identificare il sito di installazione più idoneo, elemento che consentirà al sistema energetico di adattarsi alla variazione delle caratteristiche meteomarine ottimizzando la produttività del sistema.

Rispetto agli altri sistemi in fase di sviluppo in Europa Iswec si distingue – spiega ancora il comunicato del Politecnico di Torino – per l’assenza di organi in moto relativo in acqua in quanto tutto il gruppo di conversione è alloggiato in un ambiente stagno all’interno del corpo galleggiante, per un impatto ambientale estremamente ridotto in quanto non richiede per il suo funzionamento vincoli fissi sul fondale ma solo di un ormeggio e per l’adattabilità alle diverse condizioni d’onda, incrementando la produttività del sistema.

Il sistema sviluppato presenta un ingombro di 8X15 metri in pianta e un’altezza di 4,5 metri, un pescaggio di 3,2 metri ed emergerà quindi dalla superficie del mare per 1,3 metri. Verrà ormeggiato ad una distanza di circa 800 metri da riva a 35 metri di profondità nella zona a nord ovest dell’isola.

Grazie a un processo di ottimizzazione progettuale e industriale, il gruppo di ricerca del Politecnico di Torino e Wave for Energy mirano a portare il costo di produzione di energia elettrica da fonte maremotrice tramite il sistema Iswec in grid parity, ovvero il punto in cui l’energia elettrica prodotta a partire da fonti rinnovabili raggiunge lo stesso prezzo dell’energia ottenuta da fonti tradizionali, al fine di diventare una nuova fonte di energia rinnovabile.

vino dieta

Come il vino influisce sulla quantità di cibo assunto

vino dieta

Abbiamo più volte ribadito che bere vino comporta notevoli benefici per il nostro benessere e la nostra salute, ma, come in ogni cosa, contano molto le quantità che si assumono che, se eccessive, possono determinare effetti opposti e, addirittura, vanificare i nostri sforzi di mantenere la linea, specialmente ora che possiamo sfoggiare la nostra silhouette in spiaggia nelle calde giornate d’estate.

Ebbene si, secondo alcune ricerche, bere vino, specialmente prima dei pasti, ci spingerebbe a mangiare fino al 25% in più influendo sulla quantità di calorie assunte e, conseguentemente, sul nostro peso forma.

E’ stato condotto uno studio per comprendere il rapporto tra la quantità di vino assunta e le successive “abbuffate”.
Un gruppo di 11 persone è stato sottoposto ad un test suddiviso in tre diverse giornate: in tutte e tre le occasioni i partecipanti ricevevano una colazione in laboratorio e, tre ore dopo, un pranzo di due portate (bruschette e pizza) da mangiare senza limiti, fino a sazietà.

  • Nel corso della prima giornata (di controllo) i soggetti non venivano condizionati in alcun modo, per poter conoscere e tener traccia delle quantità abituali di cibo assunto in condizioni normali, da comparare alle condizioni sperimentali delle giornate successive.
  • Nel corso della seconda giornata (aperitivo) i partecipanti hanno degustato un aperitivo prima del pranzo, assumendo 375 ml di vino rosso (pari a tre bicchieri) prima dei pasti.
  • Durante la terza giornata (co-ingestione) i soggetti hanno consumato vino durante i pasti, assumendone 125 ml con l’antipasto e 250 ml con la prima portata.

Dall’esperimento è emerso che la quantità di cibo assunto è stata innanzitutto maggiore ogni volta che i soggetti hanno bevuto vino (aperitivo: 6436 +/- 435 kJ; co-ingestione: 6254 +/- 417 kJ) rispetto alla situazione di controllo (5125 +/- 262 kJ).
E’ risultato, quindi, che la tendenza ad eccedere nel mangiare è correlata alla degustazione del vino, con un leggero picco nelle quantità se la bevanda viene assunta prima dei pasti.
In secondo luogo, è emerso che l’assunzione di vino prima del pasto (aperitivo) ha influenzato notevolmente la lucidità e la capacità di valutazione dei soggetti, incrementandone la stanchezza.

Smettiamo di bere vino, dunque? Naturalmente no. L’importante è assumerne le giuste quantità, al momento opportuno. Così facendo, scongiureremo i “pericoli” delle abbuffate e, per di più, ci manterremo in salute perché, lo ricordiamo, un po’ di vino fa sempre bene!

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Il Decalogo della Salute: 10 buone abitudini per assicurarsi benessere e longevità

Abbiamo più volte ribadito che un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano possono, se non scongiurare, almeno aiutarci a prevenire l’insorgere di patologie gravi per mantenerci in salute più a lungo, senza trascurare il gusto e il benessere psico-fisico.

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (World Cancer Research Fund) ha concluso nel 2007 un’opera di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto tra alimentazione e tumori, cui hanno collaborato oltre 150 ricercatori, epidemiologi e biologi provenienti dai centri di ricerca più prestigiosi del mondo.

E’ possibile riassumere tutto ciò che si sa sulla relazione tra cibo, sane abitudini e salute in una sorta di “bigino”, in cui sono contenute 10 perle di sapienza che, se non rappresentano la ricetta infallibile per l’elisir di longevità, costituiscono comunque importanti consigli per condurre una vita sana e guadagnarci in salute.

Tali informazioni sono costantemente aggiornate e rivisitate sulla base delle scoperte più recenti e sono disponibili sul sito www.dietandcancerreport.org:

1. MANTENERSI SNELLI

Il peso ideale varia da individuo a individuo e viene stabilito in base a parametri quali il sesso, l’età e l’altezza di ciascuno. Il calcolo del BMI (Indice di massa corporea) indica lo stato di peso di una persona adulta ed è dato dal rapporto fra massa e altezza.
Il BMI si calcola dividendo il proprio peso in Kg per l’altezza in metri elevata al quadrato: ad esempio una persona che pesa 70 kg ed è alta 1,74 ha un BMI = 70 / (1,74 x 1,74) = 23,1
Secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità, il peso forma rientra nel valore di BMI compreso tra 18,5 e 24,9. Sotto il valore minimo, siamo sottopeso; sopra il valore massimo siamo sovrappeso.

2. PRATICARE ATTIVITA’ FISICA FA BENE ALLA SALUTE

Lo ripetiamo sempre: un po’ di sana attività fisica è ciò che ci vuole per mantenersi in salute. E’ sufficiente anche solo una camminata di almeno mezz’ora al giorno per sentirsi subito in forma. Se poi siete abbastanza diligenti da prolungare l’esercizio fisico e addirittura praticare uno sport, meglio ancora.
Viaggiando molto in auto e trascorrendo molto tempo seduti o stesi sul divano davanti alla televisione o al PC, non aiutiamo la nostra massa muscolare a svilupparsi e a tenersi in allenamento, con tutte le conseguenze che la sedentarietà comporta (ricordiamo, ad esempio, che il cuore è un muscolo).

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3. LIMITARE IL CONSUMO DI ALIMENTI PARTICOLARMENTE CALORICI

Tra gli alimenti ad alto contenuto calorico, figurano i cibi raffinati industrialmente, i prodotti precotti e preconfezionati (ricchi di grassi e zucchero) e i cibi comunemente serviti nei fast food.
Tranquilli, non stiamo dicendo che dovete escludere definitivamente dalla vostra dieta i cibi particolarmente calorici: un peccato di gola ogni tanto non nuoce alla salute, purché il consumo di tali alimenti non diventi frequente.

4. SI’ AI CIBI DI PROVENIENZA VEGETALE

Un’alimentazione a base di cereali non industrialmente raffinati, legumi e un’ampia varietà di frutta e verdura, costituisce un sistema perfetto e naturale per mantenere il peso forma e una salute invidiabile grazie alle proprietà benefiche per l’organismo che tali alimenti possiedono.

5. LIMITARE IL CONSUMO DI CARNI ROSSE

Le carni rosse comprendono le carni ovine, suine e bovine, compreso il vitello. Se, tuttavia, siete “carnivori” e non potete farne a meno, nessun problema, purché prestiate attenzione a non superare i 500 grammi alla settimana.

6. ATTENZIONE ALLE BEVANDE ALCOLICHE

Molte di esse sono le principali responsabili delle fluttuazioni di peso, dato il loro contenuto calorico. Pertanto, per chi non è astemio, il limite ideale entro il quale tenersi è l’equivalente di un bicchiere di vino (120 ml) al giorno, preferibilmente durante i pasti.

7. MENO SALE è SEMPRE MEGLIO

Cercate di non consumare più di 5 grammi di sale al giorno e limitate i cibi conservati sotto sale.

8. INTEGRARE CON L’ALIMENTAZIONE I NUTRIENTI DI CUI SI HA BISOGNO

E’ importante seguire una dieta bilanciata, che favorisca il giusto apporto di tutti i nutrienti necessari per il corretto funzionamento dell’organismo e, di conseguenza, la nostra salute. Di qui l’importanza della varietà.
L’assunzione di supplementi alimentari (vitamine o minerali) per la prevenzione del cancro o di altre patologie è invece sconsigliata.

9. L’IMPORTANZA DELL’ALLATTAMENTO

Le buone abitudini per favorire la nostra salute cominciano fin dalla tenera età: quando possibile, allattare i bambini al seno per almeno sei mesi è importante per assicurarsi che crescano sano e in forma.

10. LE BUONE ABITUDINI VALGONO ANCHE PER CHI SI E’ GIA’ AMMALATO

Nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato.

mela

La mela: un salvavita naturale contro ictus e infarto

Una mela al giorno toglie il medico di torno: sembra solo un vecchio proverbio che si ripete per tradizione, ma la scienza ha dimostrato non solo che è vero, ma che la mela può fare anche molto di più.

Secondo i ricercatori dell’università di Oxford, infatti, assumere il frutto regolarmente e nelle giuste quantità contribuirebbe a ridurre i decessi annuali per ictus o infarti: ben 8500 morti in meno all’anno.

Le proprietà benefiche della mela, come quelle della frutta in generale, sono note e risapute: è essenziale per le sue proprietà antiossidanti; inoltre contrasta l’invecchiamento cutaneo, aiuta il movimento intestinale garantendo maggiore regolarità e grazie alla sua capacità di regolare i livelli di colesterolo riduce i rischi di malattie cardiovascolari.

mela salute cuoreTuttavia, non si era mai posta adeguata attenzione al fatto che i suoi benefici sono analoghi a quelli derivanti dall’assunzione di farmaci: i “super poteri” della mela, infatti, sono paragonabili a quelli della statina, il principio attivo che ogni anno salva migliaia di persone da ictus e infarto.

Dagli studi è emerso, però, che soltanto una minima parte della popolazione è diligente ed è disposta ad assumere le quantità raccomandate di frutta necessarie per ottenere tali benefici e gli stessi professionisti insistono sul fatto che sarebbe necessaria una maggiore sensibilizzazione tra la popolazione per diffondere la consapevolezza dei vantaggi di una corretta alimentazione rispetto all’impiego di farmaci almeno in quelle circostanze in cui si ha la possibilità di farne a meno!

dieta del quasi digiuno

Dieta del quasi digiuno: 5 giorni al mese per guadagnarci in salute e longevità

Ridurre al minimo assoluto l’apporto di calorie per 5 giorni al mese per poi tornare a degustare i propri piatti preferiti rimanendo nel limite del sano e delle giuste quantità: questa la tabella di marcia della famosa “dieta del quasi digiuno” che ha spopolato in America.

Studiata e testata dai nutrizionisti dell’Istituto sulla Longevità all’USC (University of Southern California) – Davis School of Gerontology di Los Angeles, una dieta di questo tipo sembrerebbe favorire la perdita di peso e la riduzione delle infiammazioni. Inoltre, potenzierebbe le difese immunitarie ed influirebbe positivamente sulla longevità.

Dai primi esperimenti pilota condotti su individui sani che si sono offerti di rispettare, per tre mesi consecutivi, i cinque giorni di digiuno parziale, è emerso che la drastica riduzione dell’apporto calorico nella dieta quotidiana seppur per un periodo ridotto di soli 5 giorni mensili, determina la diminuzione dei fattori di rischio associati a malattie cardiovascolari, tumori e rallenta i processi di invecchiamento.

dieta del quasi digiunoLa “dieta del quasi-digiuno” è stata elaborata nella consapevolezza che un digiuno totale è estremamente difficile da rispettare e potrebbe comportare problematiche per la salute. Con questa soluzione, invece, si ottengono i medesimi risultati di un digiuno assoluto, con minori sacrifici e rischi.

Il team californiano, guidato da Valter Longo, Direttore dell’Istituto sulla Longevità di Los Angeles e direttore a distanza dell’Istituto di Oncologia e longevità di IFOM di Milano, ha appena ultimato nuovi studi clinici su un campione più ampio di pazienti che, se rivelasse risultati soddisfacenti, potrebbe promuovere cambiamenti positivi in termini di salute e longevità e la “dieta del quasi digiuno” potrebbe essere consigliata con anche con una frequenza maggiore (rispetto ai 5 giorni ripetuti ciclicamente ogni 3-6 mesi) per le persone affette da obesità grave.

Cosa mangiare, dunque, nei cinque giorni di semi-digiuno? Al via a minestre di verdure o tisane, con bassissimo contenuto calorico.
Per il primo giorno, il piano prevede il 10% di proteine, il 56% di grassi e il 34% di carboidrati, per un totale di 1.090 calorie.
Dal secondo al quinto giorno, si riduce ulteriormente la dose assumendo il 9% di proteine, il 44% di grassi e il 47 % di carboidrati, per un totale di 725 calorie.

Trattandosi di una dieta molto precisa e dal delicatissimo equilibrio nell’apporto delle diverse sostanze nutritive, i medici consigliano vivamente di NON intraprenderla per proprio conto per non rischiare di fare tanta fatica per nulla o, al peggio, di incappare in problemi di salute per l’errato dosaggio.

Volete cimentarvi nella dieta e sperimentarne i risultati? Rivolgetevi ad un medico specializzato e seguite i suoi consigli.

 

snack yogurt

Lo snack fa bene all’umore? Si, ma deve essere fresco, leggero e salutare

Dalla Global Survey on Snacking Trends effettuata da Nielsen su un campione di 30.000 persone in 60 Paesi (tra i quali l’Italia) è emerso che lo yogurt si guadagna il primo posto sul podio come alimento più gustato nei momenti di pausa e che gli snack, rigorosamente privi di OGM, sono visti dal punto di vista psicologico come una piccola strategia per “rasserenarsi”, migliorando l’umore e combattendo lo stress.

snack yogurt

La top 3 degli snack più in voga

Restringendo il campo al nostro paese, secondo la ricerca della Nielsen il 51% degli italiani consuma prevalentemente yogurt durante i momenti di break (anche se preferirebbero il cioccolato).
Segue, poi, una sfida all’ultimo boccone tra il cioccolato e la frutta fresca, che vede trionfare di poco il primo sulla seconda (49% contro il 46%).

Il contrasto tra ciò che si preferirebbe consumare (cioccolato) e ciò che effettivamente si acquista (yogurt e cioccolato), scaturisce dal conflitto tra la gola e il bisogno di prodotti più leggeri e freschi.

Dal punto di vista della dieta, per il 25% degli italiani lo snack rappresenta, infatti, un modo per soddisfare quel “languorino” tra un pasto e l’altro, quindi è importante assumere alimenti gustosi ma che, al contempo, non appesantiscano o non sazino troppo.
Solo una piccola parte degli intervistati, non a caso, impiega gli snack come sostituti dei pasti e, se accade, il pasto che in genere viene “sacrificato” è la colazione (che invece è il pasto più importante della giornata).

Gli snack: un piacere per la mente, oltre che per il palato

Dal punto di vista del vissuto emotivo, per 1 italiano su 5 (21%) gustare uno snack costituisce un ottima soluzione per sentirsi meglio, a testimonianza del fatto che la componente edonistica associata al consumo della “merendina” non è affatto da trascurare poiché strettamente legata al piacere in senso lato, un benessere associato all’opportunità di soddisfare una voglia (un desiderio) e alla ricompensa che ne scaturisce.
Come sottolineato da Giovanni Fantasia (amministratore delegato di Nielsen Italia), infatti, “Si va sempre più consolidando la tendenza a considerare lo snack ineccepibile dal punto di vista nutrizionale e salutistico anche se non sono secondarie le dinamiche psicologiche che caratterizzano il consumo dello snack. Assortimento e innovazione sono le sfide che devono essere affrontate dai produttori”.

Il profilo dello Snack ideale

Il 42% degli intervistati ha dichiarato che la freschezza deve essere un elemento imprescindibile di uno snack degno di questo nome. Altri parametri giudicati importanti sono il gusto (35%) e la “golosità” dello spuntino (31%).
Preferenze minori, prevalentemente di nicchia, sono riservate ai prodotti piccanti, seguiti da quelli amari e infine dai prodotti gommosi.
Oltre ai parametri di gusto, un’importanza notevole è attribuita a quanto uno snack possa essere considerato sano. Secondo la ricerca di Nielsen, gli elementi che spingono gli intervistati a considerare un alimento “salutare” sono l’utilizzo di componenti naturali (indicato dal 40% della popolazione),  l’assenza di coloranti (37%), il basso contenuto di zuccheri (per il 32% del campione) grassi (28%), sale (26%), calorie (26%), fruttosio (23%), carboidrati (20%).
L’assenza di glutine o di caffeina rivestono, invece, una posizione marginale.
Quanto agli ingredienti più ricercati, strettamente collegati al benessere e alla salute, spiccano al primo posto le fibre (80%), le componenti integrali (25%) e le proteine (22%).

E voi? Vi riconoscete in questi trend?

 

Le Cantine Pellegrino a sostegno dell’energia rinnovabile a Pantelleria 1

Il pesce: un alleato naturale per la nostra salute

Secondo uno studio pubblicato dall’Università di Stoccolma, l’assunzione regolare di pesce contribuisce a rafforzare le difese immunitarie dell’organismo: le sue proprietà, infatti, riducono i rischi di insorgenza di allergie ed intolleranze alimentari, ma anche di patologie più serie.

pesce

I pesci con la più alta concentrazione di omega 3 (salmone, pesce spada, trota, aringhe o acciughe) sono ottimi alleati per la nostra salute: grazie al loro contenuto di acidi grassi, portano molti benefici all’organismo, alleviando i sintomi e gli stati infiammatori derivanti dal diabete ma anche da patologie gastriche e cardiache.
Le sarde, inoltre, sono ricche di potassio, addirittura più delle banane; il tonno è ricco di vitamina A e di selenio; i latterini sono fra quelli che contengono più calcio.

Ma non solo: il pesce è anche un’ottima fonte di ferro, zinco, fosforo, iodio, vitamine del gruppo B e ancor prima di vitamina D che, oltre a favorire l’assorbimento del calcio e i processi di mineralizzazione ossea, è molto studiata perché sembrerebbe prevenire l’insorgenza di malattie debilitanti come il Parkinson o l’Alzheimer e parrebbe ridurre i rischi di incorrere nella depressione e nel declino cognitivo.

Ma quanto pesce bisogna mangiare per sfruttarne appieno gli incontestabili benefici? L’ideale sarebbe assumerne 100 g per almeno tre volte a settimana, ma l’elemento più importante di cui dobbiamo tenere conto per assicurarci di preservarne i nutrienti è la cottura: privilegiate quella al forno o alla griglia (pollice verso per la frittura) poiché preserva al meglio il contenuto di sali minerali e, soprattutto, di vitamina D.

È evidente comunque che una dieta equilibrata e un’adeguata educazione alimentare fin dalla tenera età, supportate da regolare esercizio fisico, sono un buon punto di partenza per aiutarci a stare bene.

Una ricetta scelta per voi da LiberoGusto come spunto per la preparazione di un piatto a base di pesce

Tenerissimo filetto di sgombro dell’Adriatico cotto sulla Gratella adagiato su un cuscino di misticanza colorata del momento e una salsa leggera di aglio.

pesce

Ingredienti: (per 4 porzioni)

550 gr. sgombro
100 gr. insalata misticanza
60 gr. pomodori tondi a grappoli
250 ml. latte parz. scremato
15 gr. aglio
15 ml. succo di limone
1 gr. maggiorana
2,5 gr. sale fino
0,5 gr. pepe bianco macinato
1 gr. maggiorana
15 ml. olio extra vergine di oliva

Preparazione:

Squamare, eviscerare e sfilettare gli sgombri, rimuovere le spine con l’apposita pinzetta. Lavare i filetti con acqua minerale gasata, sgocciolarli perfettamente e tamponare con carta da cucina monouso.
Lavare accuratamente le foglie della misticanza, i pomodorini e la maggiorana.
Sbucciare gli spicchi di aglio, tagliarli a metà e levare il seme centrale.
Disporre i filetti di sgombro in una pirofila e condirli con dell’olio extra vergine d’oliva, il succo di limone e distribuire la maggiorana leggermente tritata.
Coprire con pellicola alimentare e porre in frigorifero per almeno 30 minuti. Portare a bollore il latte e versarne 1/3 della quantità in una piccola casseruola nella quale verrà fatto bollire l’aglio per 3 minuti, scolarlo e ripetere l’operazione per altre 2 volte eliminando il latte utilizzato per questa operazione ed utilizzando quello bollito all’origine.
Frullare gli spicchi ben sgocciolati con l’olio extra vergine ed il sale, fino ad ottenere una salsa liscia ed omogenea.
Grigliare i filetti di sgombro avendo cura di voltarli delicatamente durante la fase di cottura, cominciando però dalla parte della polpa, salare e pepare nella giusta misura una volta cotti.
Condire leggermente la misticanza con olio extra vergine di oliva e, volendo, con dell’aceto aromatizzato di vostro gradimento.
Disporre la misticanza al centro del piatto ed adagiarvi delicatamente il pesce, nappare con la salsa leggera all’aglio e decorare con dei cubetti di pomodoro ed un rametto di rosmarino.

Valori nutrizionali: l’energia per una porzione da 253 gr. è 360 Kcal.

Ricetta gentilmente condivisa da Cucina Semplicemente

foto di fragole a forma di cuore

Al cuore piacciono le fragole

foto di fragole a forma di cuore

Mangiare le fragole per salvare il cuore

E’ (quasi) primavera e, sulle nostre tavole arrivano le fragole. Rosse e profumate, dolci e succose sono il frutto prediletto di questa stagione. Che siano buone si sa, che siano causa, talvolta, di allergie pure ma che fossero così preziose è davvero una bella e, dolce, conferma.
L’Università Politecnica di Ancona, in collaborazione con le Università spagnole di Granada, Siviglia e Salamanca, ha sottoposto un gruppo di volontari ad un serrato regime alimentare alla ricerca di causa effetto tra i frutti e il colesterolo: 500 gr di fragole al giorno per un mese.
Risultato? Evidente abbassamento dei livelli di colesterolo ‘cattivo’ e trigliceridi.
La ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Journal of Nutritional Biochemistry’, conferma l’importanza di questo frutto già molto apprezzato per la massiccia presenza degli antiossidanti in esso contenuti che aiutano a limitare i danni dei raggi ultravioletti, a rafforzare i globuli rossi ed a ridurre i danni provocati alla mucosa gastrica dall’abuso di alcol e superalcolici.

Le fragole sono quindi un toccasana per palato e cuore e, come ha confermato il professor Maurizio Battino, direttore dello studio presso l’Università  “si tratta delle prime evidenze in grado di confermare l’efficacia del ruolo protettivo dei composti bioattivi delle fragole, nel limitare alcuni importanti marcatori di rischio per le malattie cardiovascolari” ma l’esperto ha anche detto, come al momento non sia possibile “identificare quali composti delle fragole siano i diretti responsabili dei suddetti effetti benefici; tuttavia importanti studi epidemiologici già pubblicati e dati sperimentali in nostro possesso convergono indicando le antocianine, i pigmenti che offrono al frutto il colore rosso, come primi attori dell’intero processo”.

immagine di olio su di un cucchiaio

Polvere… d’olio

immagine di olio su di un cucchiaio

L’olio cambia forma e finisce in… polvere!

Ridotto in polvere il futuro dell’olio? Il principe dei condimenti, da sempre al centro dell’attenzione di bongustai, cuochi, medici e ricercatori è ora pronto per presentarsi a tavola in una veste completamente nuova e, a dir poco, originale: in polvere.

La sfida è di quelle ardite e, diciamolo pure, alquanto rischiose perché l’olio è, tra gli alimenti tradizionali, quello che ha le radici più lontane e milioni di appassionati degustatori potrebbero non gradire il passaggio dalla forma liquida a quella solida.
Da una ricerca effettuata in Portogallo nel 2012, però, sembrerebbe che la strada dell’olio in polvere possa, anzi debba essere intrapresa. Gli scienziati spiegano come sia estremamente facile questo processo di ‘microincapsulazione’ o, per dirla in termini semplici, di essiccazione e quanto possa essere importante considerarla ai fini di una migliore conservazione delle proprietà nutritive dell’oro verde.

Già intrappolato in fashion bottigliette spray, sigillato in micro lattine dedicate ad esigenti single, l’olio ora potrà essere scelto anche per la finitura dei granelli della sua polvere. Una granella più o meno sottile, a scaglie o a fiocchi, colorata magari di viola, bianco o rosso in base all’occasione o in abbinamento alle nuances degli altri ingredienti del piatto. Una granella anche profumata con le spezie preferite.

Un olio che anche ridotto in polvere saprà stupire e conquistare palati ed occhi fra i più esigenti.
Certo, però, almeno all’inzio sarà una bella sfida condire una bruschetta o un bel piatto d’insalata con un filo, ops, con un pizzico d’olio.

immagine di un uovo aperto

Due uova al giorno…

immagine di un uovo aperto

Nell’uovo è racchiuso un tesoro prezioso per la memoria

Uno, anzi due uova al giorno per non dimenticare? Questa è la conclusione dello studio di alcuni ricercatori della Tufts University nel Massachusetts che confermano quanto siano importanti anche per le capacità cognitive, la luteina e la zeaxantina, potenti antiossidanti contenuti nel tuorlo dell’uovo.

Sotto osservazione, per sei mesi, due gruppi di volontari sottoposti ad identici test cognitivi per evidenziarne le differenti capacità mnemoniche, matematiche, logiche, verbali e di attenzione. Durante il percorso però uno dei due gruppi è stato alimentato con due uova al giorno.

I partecipanti che hanno introdotto le uova nella loro dieta hanno ottenuto all’interno dello screening dei risultati migliori: le prestazioni cognitive risultavano aumentate nei diversi ambiti di applicazione.

Già nel 2011 uno studio riportato sul New York Daily News aveva evidenziato come anche la colina (aminoacido utile per il funzionamento del sistema epatico che agisce prevenendo la formazione dei depositi di grasso e del colesterolo sulle arterie) presente nell’uovo per il 90% possa aiutare nella prevenzione dalla demenza e dall’arteriosclerosi. La Colina è presente in gran quantità nell’uovo ma è contenuta anche in altri alimenti come i legumi, il pesce di mare, il latte.