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Appuntamento con Vinòforum 1

Appuntamento con Vinòforum

Da venerdì 10 a domenica 19 giugno 2016, torna l’appuntamento con Vinòforum – Lo Spazio del Gusto, kermesse dedicata al vino e al cibo di qualità, in scena presso Lungotevere Maresciallo Diaz a Roma.

Dieci giorni di incontri con vignaioli e grandi chef, degustazioni, show cooking, lezioni didattiche, laboratori e tanto altro per un’edizione, la XIII, che per quest’anno ha in serbo grandi sorprese.

Questi i numeri, da capogiro, di una manifestazione che si presenta alla grande:

  • uno spazio di 10mila metri quadri
  • 500 cantine vitivinicole
  • 500 etichette in degustazione
  • 30 grandi chef
  • 10 maestri pizzaioli
  • 20 temporary restaurant

Protagonista indiscusso della manifestazione è il vino, grazie alla partecipazione delle più rinomate aziende vitivinicole italiane ed internazionali che già negli anni passati hanno saputo attrarre l’attenzione di appassionati e semplici curiosi, operatori ed esperti del settore, ristoratori e chef, la cui affluenza ha toccato nella scorsa edizione la quota di 40.000 presenze. Proprio agli operatori del settore è dedicato il Monday – Sunday Class, pensato per creare e sviluppare opportunità di business. Diversi saranno i momenti dedicati all’alta cucina grazie alla partecipazione di 10 chef stellati, provenienti dalle più importanti città europee, e 10 tra i più grandi cuochi italiani che creeranno dei menu esclusivi in abbinamento con alcune delle più importanti cantine italiane e maison del mondo. Grande attenzione anche alla pizza di qualità: 10 tra i migliori maestri pizzaioli della Penisola incontreranno altrettanti chef stellati, dando vita a eclettiche e gustose collaborazioni a 4 mani. A fare da fil rouge ovviamente il vino con grandi etichette scelte ad hoc.

Dopo il successo della scorsa edizione torna inoltre lo spazio dedicato ai Temporary Restaurant che vedrà l’avvicendarsi di 16 ristoranti italiani e 4 internazionali che per l’occasione proporranno menu gourmet a prezzi da street food.

Ad inaugurare Lo Spazio del Gusto di Vinòforum sarà la Roma Wine & Food Week che, dal 3 al 9 giugno, invaderà tutto il territorio cittadino con un calendario ricco di eventi: corsi di cucina, degustazioni guidate, banchi di assaggio nei musei e nei teatri, incontri culturali, laboratori per i bambini, corsi sulla nutrizione, dedicati a tutti i Wine & Food lovers.

Per non farvi trovare impreparati, date un’occhiata alla nostra rubrica Tutto sul vino!

Vino e salame 2

Vino e salame

Potremmo stare giorni interi a parlare di abbinamenti tra vino e salame, o più in generale insaccati. Già solo con il salame si aprirebbe un mondo a sé. Pensate, esiste persino un museo del Salame, precisamente a Felino, nei pressi di Parma, dove si racconta la storia e le antiche tradizioni del salame, risalenti addirittura all’epoca degli egizi.

Praticamente tutti gli insaccati hanno un sapore deciso, una forte personalità e tra le caratteristiche principali ci sono una forte tendenza dolce dovuta a una notevole grassezza, una marcata succulenza, consistenti sensazioni di sapidità, oltre ad un carattere speziato e aromatico.

Cosa beviamo con gli insaccati? Be’ ovviamente vino. La presenza del grasso rende necessario talvolta un vino effervescente e fresco; in presenza di spiccata speziatura e sapidità è indicato un vino piuttosto morbido che attenui questo carattere marcato del cibo. La succulenza e l’untuosità vanno accostati a vini abbastanza tannici e piuttosto caldi di alcol; l’aromaticità e la speziatura richiedono una P.A.I (“persistenza aromatica intensa”) notevole, in modo da garantire quell’equilibrio essenziale nella degustazione.

Gli abbinamenti territoriali legati alle tradizioni, non deludono mai. Facciamo qualche esempio pratico di accostamento vino e salame per rendere il tutto più interessante.

Di fronte ad una Salama da sugo, uno zampone, un cotechino si sceglieranno vini rossi giovani, freschi di acidità, effervescenti come la Bonarda dell’Otrepò Pavese o un Lambrusco di Grasparossa o Salamino.

Con insaccati piccanti, come la gustosissima Salsiccia calabrese, abbiniamo un Cirò Rosato; al Ciuscolo accostiamo un Rosso Conero giovane o un Pinot Nero dell’Alto Adige.

Con la Finocchiona un rosso piuttosto giovane, fresco di acidità, giustamente tannico e caldo di alcol con aromi intensi come un Torgiano, un Chianti o un uvaggio Bordolese (Cabernet e Merlot) di Bolgheri. E infine con la Mortadella di Bologna, tagliata finemente o fatta a cubetti, si sposa benissimo un rosso piuttosto morbido, fresco, leggermente astringente, abbastanza caldo, con profumi decisi come un Sangiovese dei Colli Bolognesi o meglio un Franciacorta, un Trento Metodo Classico o, se vogliamo nobilitarla ancora di più, Champagne!

Guida pratica alla degustazione vini: parte 3 3

Guida pratica alla degustazione vini: parte 3

Finiamo il percorso sulla degustazione vini con l’esame gustativo.

Il palato

Non si può prescindere dal palato per valutare un vino. Ma, intendiamoci, la degustazione non è una semplice bevuta! Innanzitutto il sorso di vino deve essere piccolo, e dovete essere così abili da farlo passare prima per i lati della lingua, fino alla base, con la testa un po’ inclinata all’indietro. Poi si fa andare lo stesso sorso verso la punta attraverso la parte centrale della lingua. In punta si percepirà il dolce, il salato e l’acido sulle pareti laterali mentre l’amaro in fondo.

Ecco cosa possiamo valutare durante la degustazione con il nostro palato:

  • Dolcezza e morbidezza: dipende dalla quantità di zuccheri. Il nostro vino potrà essere secco, amabile, abboccato, dolce.
  • Alcolicità: più alta sarà la sensazione di calore che si sviluppa e più alcolico è il vino che stiamo degustando.
  • Acidità: si riconosce quando abbiamo saliva in eccesso. Un vino sarà piatto, sapido, fresco, o acidulo.
  • Persistenza: tanto più a lungo rimane la percezione di sapori e aromi dopo aver deglutito il vino, tanto maggiore sarà la persistenza.
  • Tannicità: è una caratteristica dei vini rossi, dovuta alla presenza dei tannini che procurano un senso di “allappamento”
  • Corpo: è un insieme di cose (acidità, zuccheri, tannini, alcol) ed è rilevabile con la fluidità del vino nella bocca. Quando tutte le sensazioni sono abbondanti e piene allora il vino ha corpo.
  • Equilibrio: è la caratteristica più importante ed è dato dal bilanciamento delle componenti morbide (cioè quelle che danno un gusto dolce come zucchero e alcol) e di quelle dure (acidi, Sali minerali, e – per i vini rossi – polifenoli e tannini).

Avete terminato il percorso sui fondamentali della degustazione vini. Se volete tornare a dare un’occhiata alla parte 1 e parte 2 cliccate sul link.

Guida pratica alla degustazione vini: parte 1 4

Guida pratica alla degustazione vini: parte 1

Quando si parla di degustazione vini si pensa spesso che sia un compito facile e divertente. Divertente lo può essere, ma è tutt’altro che facile e ci vuole molta concentrazione e attenzione per cogliere il vero carattere del vino che si sta assaporando. Coinvolge una serie di sensi che separatamente e congiuntamente contribuiscono all’esperienza della degustazione: il gusto, l’olfatto e naturalmente la vista.

Occhi

La prima impressione è l’effetto ancora. Cioè ci fa costruire la nostra prima opinione sul vino che sarà poi convalidata dagli altri sensi. Per prima cosa si deve prendere il bicchiere dallo stelo ed esaminarlo contro uno sfondo bianco. Ecco le quattro caratteristiche principali da valutare:

  1. Limpidezza: occorre per prima cosa verificare che non ci siano depositi o particelle varie. Trucchetto: ponete il bicchiere al di sopra di una scritta e controllate che i contorni della stessa siano ben visibili e nitidi.
  2. Il colore: qui si apre un mondo. Ecco però alcuni consigli pratici:

Vino rosato

  • Rosa tenue: come i fiori di pesco. Se i riflessi sono violacei vuol dire che il vino è giovane. Se invece i riflessi sono ramati significa che il vino viene da una vinificazione in bianco (come da Pinot Grigio). Per saperne di più sulla vinificazione clicca qui.
  • Rosa chiaro: può andare dal violaceo del primo anno, all’aranciato oltre il terzo anno
  • Rosa cerasuolo: colore delle cerase appunto, e cioè simile alle ciliegie. Le sfumature sono come sopra e dipendono dal grado di maturazione del vino

Vino rosso

  • Rosso aranciato: diciamo color mattone. E’ tipico dei vini molto invecchiati, quindi se si è davanti ad un vino che dovrebbe essere giovane, questo è un aspetto molto negativo.
  • Rosso porpora: il colore dei cardinali. Tipico dei vini rossi molto giovani
  • Rosso granato: un rosso sangue, tipico di un vino dal medio invecchiamento
  • Rosso rubino: è un vino rosso giovane, pronto per essere bevuto!

Vino bianco

  • Giallo verdolino: tipico dei bianchi molto giovani, freschi e leggeri
  • Giallo ambrato: tipico dei vini liquorosi. Se lo vedete in altri vini non è un buon segno! Vuol dire che il vino si è troppo ossidato.
  • Giallo paglierino: è tipico dei vini bianchi giovani, da vinificazione in bianco da uve in piena maturazione con un buon rapporto acidi-zuccheri
  • Giallo dorato: lo troviamo nei vini da uve sovramature o affinati in botti di legno.

 

3. Fluidità: si giudica attraverso il famoso movimento rotatorio del bicchiere. Il vino lascia un velo sulle pareti del bicchiere, caratterizzato da archetti che saranno tanto più fitti quanto più alto è il grado alcolico e il contenuto di glicerina, e quindi la sua consistenza.

4. Effervescenza (per lo spumante e vini frizzanti): come si distingue un vino frizzante da uno spumante? Se le bollicine sono a grana grossa allora è un vino frizzante (o uno spumante molto scadente!). Se le bollicine sono fini allora abbiamo un grande spumante, se invece la grana è media allora siamo davanti ad uno spumante metodo Charmat. Per capire che siamo di fronte ad uno spumante di qualità, le bollicine devono essere anche numerose, altrimenti significa che è troppo invecchiato. Come anche la persistenza: se le bollicine non scompaiono in fretta allora il nostro prodotto è buono. Infine la schiuma: deve essere fine e asciutta e svanire in fretta.

Per saperne di più su spumanti e champagne clicca qui.

 

 

Accessori per vino - Parte 2 5

Accessori per vino – Parte 2

Come promesso, ecco la seconda parte degli accessori per vino!

Bubble Indicator

E’ un tappo ermetico che vi permetterà di ottenere la giusta pressione per mantenere le bollicine del vostro Champagne o spumante, qualora ve ne rimanesse un po’ in bottiglia! E’ dotato di un indicatore che vi avverte quando la pressione comincia a diminuire… se l’anello colorato comincia a scomparire affrettatevi a finire la bottiglia!

Termometro

La temperatura incide moltissimo sulla percezione di alcuni sentori durante la degustazione di un vino. Il freddo ad esempio accentua gli aromi varietali, mentre una temperatura più elevata favorisce la percezione di profumi più complessi.  Il freddo contribuisce anche a mitigare l’alcolicità del vino, mentre accentua considerevolmente l’effetto astringente dei tannini e la sensazione di amarezza. Per quest’ultimo motivo i vini rossi si servono a temperature più elevate, proprio per attenuare l’azione del tannino. Servire il vino alla giusta temperatura può essere però un compito arduo: il vino versato nel bicchiere, infatti, ha una temperatura superiore a quello in bottiglia, che comunque si potrà riscaldare considerevolmente durante il vostro pasto. Vi faciliterà allora avere un termometro da vino che si può inserire nel collo della bottiglia quando è piena, oppure direttamente nel bicchiere da degustazione. Sono in commercio anche termometri realizzati con un materiale simile alla pellicola fotografica che si appoggiano per qualche istante all’esterno della bottiglia.

Pompa crea vuoto

Serve per eliminare l’ossigeno dalle bottiglie già iniziate, prevenendo l’ossidazione e quindi prolungando la conservazione del vino.

Anello salvagoccia

Arresta la goccia sul collo della bottiglia: è un anello in metallo, spesso argento, che ha al suo interno un anello di feltro, generalmente rosso porpora. La goccia che scende viene fermata e assorbita dal feltro.

Drop-Stop

E’ un vero e proprio beccuccio inserito sul collo della bottiglia, che allunga e regola la corsa del vino quando viene versato. Lo spessore minimo del beccuccio evita la formazione della goccia di vino.

Cavatappi

E’ l’accessorio per vino che non può mancare nella vostra dotazione. Ne esistono di tutti i tipi e di tutti i prezzi. I più famosi e diffusi sono il modello inglese Straight Pull Bone, il modello francese Excelsior e il modello con leva a due tacche. Sul mercato si trovano svariate rivisitazioni, a volte anche a discapito della funzionalità e la scelta è talmente ampia che alcuni ne hanno fatto un oggetto da collezione e sono nati addirittura musei del cavatappi. Una bellissima collezione si trova nel Museo Martini di Storia dell’Enologia, presso la sede della Martini & Rossi (Chieri TO – fraz. Pessione). Ognuno dovrà scegliere quello che più gli si addice in base alle esigenze e al proprio gusto naturalmente. Un cavatappi professionale deve essere leggero e di uso veloce, con spirale a larga filettatura, piatta nella parte superiore e arrotondata in quella inferiore, solcata al centro da una scanalatura per avere una presa maggiore nel sughero. La spirale deve essere lunga almeno 6cm e anche più per i tappi di grandi riserve; la leva abbastanza lungaa permette l’estrazione del tappo senza fatica. E’ indispenzabile la presenza di una lama a coltellino per tagliare la capsula copritappo delle bottiglie.

Pinza per tappi di spumante

Questo particolare accessorio è in realtà un cavatappi per spumanti e Champagne. Se vi dovesse rimanaere il tappo incastrato nel collo della bottiglia, allora le pinze fanno al caso vostro. Con le sue due ganasce dentate si ottiene una maggiore presa sul tappo, e la tronchesina all’estremità serve a spezzare e rimuovere la gabbietta di metallo.

Accessori per vino - Parte 1 6

Accessori per vino – Parte 1

Si sa, spesso sono i dettagli al contorno a fare la differenza: anche con il vino ci si può davvero sbizzarrire e catturare l’attenzione dei vostri amici e commensali, sia con accessori per vino tradizionali che più moderni o bizzarri. Oltre al bicchiere infatti (per maggiori informazioni sull’abbinamento vino-bicchiere clicca qui) ci vuole anche la giusta attrezzatura! Non è necessario però che spendiate una fortuna: pochi oggetti indispensabili e di qualità faranno al caso vostro. Vediamo insieme gli accessori per vino essenziali (e meno…)  in due articoli. Questa la prima parte.

Secchiello del ghiaccio 

Si utilizza specialmente per i vini bianchi e spumanti, per mantenerli alla giusta temperatura. Si tratta praticamente di un secchiello pieno di acqua e ghiaccio, in cui l’acqua assorbe rapidamente il calore della bottiglia. Lo avrete sicuramente visto moltissime volte al ristorante. Se non volete bagnare la bottiglia, potete optare per soluzioni un po’ meno eleganti, ma tuttavia efficaci, come le “glacette” e cioè contenitori di plastica dotati di doppia parete, che ottengono lo stesso risultato senza bisogno del ghiaccio. Esiste una ampia varietà di secchielli, e in particolare quello refrigerante di terracotta è adatto per conservare ad una certa temperatura vini precedentemente raffreddati. Prima di utilizzarlo ricordate di tenerlo sotto l’acqua fredda affinchè la terracotta si impregni: la temperatura si manterrà fresca grazie alll’evaporazione dell’acqua. L’alternativa più moderna è invece il Ravi Wine Chiller… una manichetta che si inserisce sul collo della bottiglia e raffredda il vino man mano che viene versato; ricordate però di conservarlo in freezer!

Il tastevin

E’ uno strumento che oggi non si usa quasi più, ma che rimane un simbolo della professione del sommelier, che lo tiene appeso al collo con una catena d’argento. Il modello tastevin Borgognone è il simbolo dell’Associazione Italiana Sommelier, ed è in argento perché questo materiale dissolve l’anidride solforosa contenuta nei vini bianchi giovani. Ma cos’è il tastevin? E’ praticamente una piccola tazza che serve per la degustazione, dalle pareti non molto alte e con un manico a forma di anello, sul quale si trova il poggiadito. Una parete laterale interna è caratterizzata da otto grandi perle concave, che servono per l’esame visivo dei vini rossi, mentre dall’altro lato si trovano le nervature per l’esame visivo dei vini bianchi, più trasparenti dei rossi. Al centro c’è una grossa bolla che indica livello che non si deve superare quando si versa il vino per l’assaggio. Attorno a questa bolla ci sono 14 perline in rilievo, che permettono al vino, grazie all’azione di rottura creata dai tanti piccoli gorghi, di ossigenarsi velocemente in seguito ad un regolare movimento rotatorio.

Decanter

Come dice il nome, serve per decantare il vino. Deve essere preferibilmente in vetro o cristallo, leggero e trasparente, con una base e una bocca larghe. Gli scopi sono essenzialmente: far ossigenare il vino e liberare i suoi aromi, e far sì che i depositi rimangano nella bottiglia.

Decanter per vini invecchiati

E’ una caraffa a forma di anatra in cui il deposito rimane nella bottiglia originaria durante il travaso. E’ caratterizzato da una superficie ridotta che evita che i vini invecchiati inacidiscano rapidamente a contatto con l’aria.

Imbuto da vino

Utilizzato appunto per facilitare il travaso dei vini vecchi che lasciano un deposito nella caraffa. L’imbuto si infila nel collo della caraffa e il vino viene versato lentamente nella bottiglia. Un setaccio incorporato filtra anche le particelle più piccole.

Cesta portavino

I vini rossi invecchiati vengono spesso serviti sdraiati orizzontalmente in un cestino (o paniere a vino) in modo che il deposito rimanga sul fondo e non vada a finire nel bicchiere. Anche se svolge molto bene la sua funzione, è un metodo un po’ antiquato per servire vini invecchiati. Può essere in vimini, in legno o in metallo, ma soprattutto in argento.

Vino e bicchiere: il giusto accoppiamento e altri consigli 7

Vino e bicchiere: il giusto accoppiamento e altri consigli

Vino e bicchiere. Ogni vino merita un bicchiere che ne esalti il particolare carattere. In generale, un bicchiere da vino che si rispetti deve avere alcune caratteristiche base: vetro liscio (per favorire la visione delle tracce che il vino può lasciare all’interno (come gli archetti della glicerina); spessore sottile e incolore per far osservare a chi lo sta gustando ogni sfumatura; calice più largo nella parte inferiore in modo che l’aroma risalga meglio verso l’alto; stelo lungo, di modo che la mano rimanga più lontano possibile dal vino e non alteri la temperatura di servizio (nei vini bianchi lo stelo sarà più lungo perchè devono rimanere freschi). Se volete sapere se un bicchiere è di buon materiale, seguite un semplice trucco: inumidite la punta di un dito e passatela velocemente sull’orlo del bicchiere. Se il fischio è prolungato allora il bicchiere è di puro cristallo: il meglio per la vostra degustazione.

Vediamo i bicchieri uno ad uno, e chiudiamo con alcuni consigli.

Calice per vini bianchi freschi

Ha forma di tulipano, ed è adatto per vini bianchi giovani e freschi, che sprigionano subito i loro aromi. Le dimensioni ridotte servono a convogliare i profumi, mentre la lingua percepirà soprattutto il gusto dolce e fruttato. Ideale per Soave, Pinot grigio, Cortese di Gavi, Tocai friulano, Verdicchio e Vernaccia San Gimignano.

Calice per vini bianchi strutturati

Per un vino bianco di maggiore struttura ed invecchiamento è adatto un calice appena più grande e “panciuto”. Questo assicura una superficie più ampia per il contatto con l’ossigeno, affinchè il vino ritrovi il suo equilibrio più velocemente. Ideale per Chardonnay, Sauvignon Blanc, Tocai friulano.

Ballon per rossi importanti

Ha il caratteristico aspetto fortemente panciuto, indicato per rossi di grande invecchiamento perchè, non riempendolo per più di un terzo e facendolo ruotare, si liberano lentamente i profumi complessi del bouquet, e si ottiene una buona ossigenazione.  Ideale per Barolo, Brunello di Montalcino, Barbaresco, Chianti Classico Riserva e Amarone.

Calice poco largo per rossi giovani 

Per i rossi leggeri è adatto un calice poco largo, a tulipano, con stelo lungo, simile a quello previsto per i vini bianchi. La forma allungata e leggermente ristretta favorisce l’arrivo concentrato del bouquet al naso. Ideale per Chianti dei Colli Senesi, Grignolino, Dolcetto, Barbera, Valpolicella.

Calice per vini rossi di medio invecchiamento 

Per questi vini, di carattere elegante ed evoluto, dotati di spiccata personalità, viene usato un calice di forma più affusolata e longilinea, che permette comunque un’ottima ossigenazione. Ideale per Chianti Classico, Rosso di Montalcino, Aglianico del Vulture.

Flûte per spumanti secchi

A forma di cono rovesciato e allungato, è adatto per spumanti Metodo Classico o Charmat (clicca qui per maggiori informazioni sui vini spumanti) molto secchi, secchi e semisecchi. Valorizza la qualità dello spumante permettendo alle bollicine che risalgono velocemente verso l’alto, stimolate dal fondo stretto e dalle pareti quasi parallele.

Coppa per spumanti dolci

E’ svasata per permettere ai profumi marcati di liberarsi senza disturbare il naso. Adatta a spumanti dolci e aromatici, perfetta per i Moscati.

Chiudiamo con alcuni consigli.

Il primo consiglio riguarda la temperatura: i bicchieri devono avere la stessa temperatura del vino. Quelli da spumante devono quindi essere rigorosamente freddi, e quelli per vini rossi a temperatura ambiente. Sarebbe bene raffreddare anche i bicchieri per i vini bianchi.

E’ inoltre essenziale una buona igiene. I bicchieri vanno lavati a mano o alla lavastoviglie da soli. In questo caso, è bene utilizzare poco detersivo e aprire subito lo sportello alla fine del lavaggio per evitare che i bicchieri restino avvolti dal vapore. Se non sono asciutti, si possono asciugare con un panno di lino. Se si lavano a mano, dopo averli lavati con acqua calda e sapone di Marsiglia, si devono lasciare sgocciolare sospesi per il piede. Si custodiscono in armadio a testa in su.

Infine, per i grandi vini, qualche istante prima della mescita, si procede all’avvinamento. Si versa cioè un piccolo quantitativo del vino da degustare nel bicchiere, si ruota per bagnarne le pareti, e si svuota per riempirlo nuovamente. Questa operazione si fa per eliminare eventuali odori sgradevoli e residui di polvere dal bicchiere, soprattutto se il calice è rimasto riposto per lungo tempo.

 

 

eccellenze enogastronomiche

Donnafugata al Vinitaly 2016

Donnafugata al Vinitaly, una storia di pura passione che si rinnova con tante novità, un esordio e grandi conferme.

Mezzo secolo di Vinitaly. Un traguardo importante per tutto il vino italiano che Donnafugata intende celebrare a modo suo, originale e creativo, mettendo al centro ancora una volta il rapporto con i propri wine lover. Un approccio che fa dello stand di Donnafugata uno dei più visitati di tutta la Fiera.

Per l’azienda siciliana è l’anno del Mille e Una Notte. A questa icona di eccellenza enologica, nata dalla collaborazione di Giacomo Rallo fondatore dell’azienda, con Giacomo Tachis, è affidato un ruolo di primo piano nella kermesse veronese: il Mille e una Notte 1999 sarà infatti tra le 12 super etichette che Vinitaly ha scelto per ricordare, con una degustazione-evento, il grande enologo recentemente scomparso; a presentarlo sarà Antonio Rallo, wine-maker dell’azienda di famiglia.

E per la gioia dei suoi fan, allo stand di Donnafugata potranno essere degustate altre tre annate di Mille e una Notte: quella corrente, vendemmia 2011, e due millesimi fuori commercio, come il 2006 ed il 1998, a testimonianza della sua grande tenuta nel tempo.

Anche il Passito di Pantelleria Ben Ryé, uno dei vini dolci più celebrati dalla critica internazionale, ha il suo posto d’onore in questo Vinitaly delle grandi ricorrenze, con ben tre annate in degustazione: 2005, 2008 edizione limitata, e 2013. Una tappa obbligata – quella dell’assaggio del Ben Ryé – per quanti vi riconoscono il fare sartoriale dell’azienda, la massima espressione del territorio pantesco e della sua viticoltura eroica.

Grandi eccellenze per raccontare un’azienda che con 30 Vinitaly al proprio attivo, arriva a Verona rileggendo la gamma dei propri vini a partire dall’esperienza sensoriale ed emozionale espresse dai fan; un vissuto da cui emergono quattro collezioni: dai vini icona che rispondono al desiderio di assaggi esclusivi e memorabili, a quelli di eleganza mediterranea che regalano fascino ed esperienze sensoriali appaganti, dai versatili di carattere per chi vuole gratificarsi in modo originale e con stile, fino ai freschi e fruttati che colorano la giornata all’insegna del buonumore.

La presentazione delle quattro Collezioni sarà rilanciata anche dai canali social dell’azienda, con un personality quiz attraverso il quale gli utenti – nell’esprimere i tratti del proprio carattere ed i propri desideri – scopriranno qual è la Collezione Donnafugata che più li rappresenta.

Profondamente rinnovato sarà anche lo stand di Donnafugata che nella componente visual presenterà un forte richiamo alle etichette simbolo dell’azienda ed avrà nelle creazioni di Paola Lenti, azienda tra le più esclusive del design italiano, un alter-ego dalle mille suggestioni. Ladybird e Bisanzio sono i due tappeti frutto dell’estro di casa Lenti, che campeggeranno sulle pareti dello stand; due creazioni che richiameranno il tema del fare sartoriale e dell’esclusività legati al rosso Mille e una Notte ed al passito Ben Ryé.

La sinergia tra queste due aziende di successo nel mondo, sarà poi di scena dal 12 al 17 Aprile a Milano in occasione del Salone del Mobile; il Nero d’Avola Sherazade ed il Grillo SurSur, saranno un accattivante tassello del “Viaggio in Sicilia”, il fuori salone di Paola Lenti che si terrà nella splendida cornice dei Chiostri dell’Umanitaria, e che da anni rappresenta un evento in grado di chiamare a raccolta una platea internazionale di operatori e giornalisti. Una partnership d’eccezione che lega due marchi storici e due delle più importanti vetrine internazionali del Made in Italy, il Salone del mobile di Milano e il Vinitaly di Verona.

A Vinitaly 2016 anche l’esordio di un nuovo vino firmato Donnafugata, un metodo classico – millesimato 2012 – nella versione Brut Rosé. Ottenuto da uve di Pinot Nero coltivate in alta collina, è stato prodotto in sole 3.000 bottiglie. Il Brut Rosé di Donnafugata è ricco di un tessuto sensoriale che si percepisce all’assaggio e che resta nel cuore e nella mente; una sintesi di struttura, finezza ed eleganza mediterranea (se vuoi saperne di più sui vini spumanti e sul metodo classico clicca qui)

Fonte: Comunicato stampa Donnafugata

Abbinare il vino correttamente 8

Abbinare il vino correttamente

Non esiste la verità assoluta su questo tema, ed indovinare la bottiglia giusta da accostare ad un piatto non è affatto facile. Il filo conduttore deve comunque essere l’armonia tra cibo e vino, dipendentemente dal gusto personale. Liberogusto propone 6 regole generali per provare almeno ad orientarsi.

  1. La giusta sequenza. Per cominciare, durante il corso del pasto i vini devono essere serviti con un certo ordine: vino bianco si beve prima del rosato e del rosso. I vini meno alcolici vanno serviti prima di quelli più alcolici, così come quelli giovani prima dei vecchi, i freschi prima dei caldi, i secchi prima dei dolci, i meno aromatici prima dei più aromatici. Infine per gli spumanti, il metodo Charmat precede sempre il metodo Classico o Champenois, come i millesimati vanno serviti dopo gli spumanti non millesimati (per un approfondimento sui vini spumanti clicca qui)
  2. La complessità. Più un piatto è strutturato e complesso, in termini di leggerezza e quantità di ingredienti e tempi e modalità di cottura, e più il vino che lo accompagna deve avere “corpo” e cioè struttura, che generalmente aumenta con l’alcolicità
  3. La stagionalità. Generalmente l’inverno è la stagione dei vini strutturati ed invecchiati, mentre in estate si preferiscono vini più leggeri e facili da bere. Non necessariamente però in estate si devono bere solo vini bianchi e in inverno quelli rossi. Ad esempio, in estate sono gradevolissimi vini rossi giovani, leggeri e poveri di tannini come un Gutturnio o una Bonarda, anche serviti freschi!
  4. La zona. Alcuni abbinamenti azzeccati seguono la logica della “regionalità”, e cioè abbinare piatti e vini della stessa zona, facendosi guidare dalla tradizione e dai suggerimenti di chi ha sperimentato e collaudato per secoli le combinazioni migliori nell’equilibrio locale. Ad esempio lo zampone con il Lambrusco, la bagna cauda con Barbera o Dolcetto, trenette al pesto con il Vermentino dei Colli di Luni
  5. Similitudine. In alcuni casi si può cercare di sfruttare alcune caratteristiche comuni tra piatto e vino, particolarmente quando abbiamo piatti aromatici o speziati. E allora si può abbinare con un vino di caratteristiche analoghe, che sia comunque caratterizzato da forti sensazione aromatiche, fruttate o floreali.
  6. Contrasto. In altri casi invece si segue la tendenza opposta, specialmente quando abbiamo di fronte dei piatti con una caratteristica “estrema”. Ad esempio, se abbiamo un piatto notevolmente acidulo, abbinare un vino con forte acidità potrebbe non essere la scelta giusta. Meglio forse cercare di attenuare la caratteristica del piatto e scegliere un vino per contrasto, cercando di dare più equilibrio all’abbinamento. Con i crostacei, che sono tendenzialmente dolci, si può affiancare un vino caratterizzato da acidità, oppure con piatti di spiccata untuosità si può gustare un vino di buona tannicità.
Spumante: non tutte le bollicine sono uguali 9

Spumante: non tutte le bollicine sono uguali

Bollicine! Sono loro le regine dello spumante. Più sono piccole e numerose e migliore è lo spumante. Certo gli esperti sanno addirittura osservare con attenzione il “perlage” e la sua durata, il numero e la forma.

Ma da dove provengono? Semplice: dall’anidride carbonica che si sviluppa in seguito alla rifermentazione dei lieviti aggiunti al vino bianco base. E’ proprio qui che si distinguono i due principali metodi di produzione: la rifermentazione può avvenire in bottiglia (metodo Champenois o metodo classico) o in grandi contenitori (metodo Charmat). Vediamoli insieme.

Metodo Classico o Champenois

Per gli spumanti prodotti in Italia si usa la dizione metodo classico, mentre il metodo Champenois viene utilizzato per i vini spumanti ottenuti nella zona dello Champagne in Francia. Si dice che alla fine del ‘600 l’economo di un convento di Hautvillers (un certo… Dom Perignon!) abbia inventato la cuvée, e cioè la combinazione di vini diversi che, accuratamente scelti e miscelati, rendono unico lo Champagne.

Per fare lo spumante si parte da vini bianchi fermi e maturi. Successivamente, si passa alla fase di “tirage” e durante l’imbottigliamento viene aggiunto uno sciroppo di zucchero con lieviti, in modo da favorire la rifermentazione in bottiglia.

Le bottiglie vengono quindi chiuse e poste orizzontalmente su rastrelliere dove rimangono per un periodo di 2-4 anni, durante il quale gli zuccheri si trasformano in alcol e gas e il vino diventa secco. Le bottiglie quindi vengono progressivamente inclinate, fino ad avere il tappo verso il basso. In questo modo gli scarti di fermentazione si depositano nel collo e vengono eliminati facendo ghiacciare il collo e togliendo il tappo; la pressione dell’anidride carbonica espelle quindi i depositi. Questa operazione si chiama remuage.

Le bottiglie vengono ricolmate con sciroppo di zucchero di canna, distillati e vecchi spumanti. Questa miscela è importantissima: è qui che si determina il carattere unico dello spumante. Infine la bottiglia viene chiusa con un tappo e la caratteristica gabbietta di metallo.

Se le cuvée sono della stessa annata allora si parla di spumante “millesimato”. Può accadere infatti di essere particolarmente fortunati e di avere una vendemmia in condizioni climatiche ideali. Attenzione però che nessun millesimato può essere commercializzato prima che siano passati almeno 3 anni dalla vendemmia! Anzi, per lo Champagne di solito l’invecchiamento è fino a 5 anni. L’indicazione dell’annata della vendemmia (detta appunto “millesimo”) viene riportata sia sull’etichetta che sul tappo. Esistono anche delle carte dei millesimi per orientare la scelta nelle diverse zone geografiche.

Molti Champagne sono venduti senza l’indicazione dell’annata in quanto vengono preparati miscelando vini di diverse annate e provenienze, e si parla quindi di Champagne non millesimato. Tipicamente si uniscono tre varietà: la bianca Chardonnay e le nere Pinot Noir e Pinot Meunier, con altre aggiunte talvolta di riserve più pregiate. La grandezza di uno Champagne risiede proprio nell’abilità di combinare le diverse cuvée, in quanto è un’operazione molto complessa.

Metodo Charmat

Questo è il metodo più utilizzato nella produzione di spumanti italiani. E’ una tecnica molto più rapida e permette di avere dei buoni prodotti a prezzi molto più contenuti, ideata da un enologo italiano, Federico Martinotti, alla fine del 1800. Questo metodo prevede la rifermentazione in autoclavi d’acciaio chiusi ermeticamente. Il vino viene imbottigliato con una macchina isobarica, e cioè alla stessa pressione del serbatoio. Viene usato sia per uve aromatiche come Moscato e Brachetto, che per prodotti secchi e ideali per l’aperitivo come appunto il Prosecco, il Moscati d’Asti e lo spumante extra-dry Lintrigo Cuvee

Infine, possiamo dire che la principale differenza tra le due tecniche è che con il Metodo Classico avremo un vino complesso, dalle bollicine fini e persistenti a causa della lunga permanenza in bottiglia. Gli spumanti metodo Charmat sono invece vini meno strutturati ma più freschi, aromatici e fruttati.

Provate a fare un gioco e assaggiate un calice di Marcello Blanc de Blancs, uno spumante brut 100% chardonnay, e diteci se secondo voi si tratta di uno charmat o un metodo classico!