Category Archive : Tra pinta & calice

Il primo whisky italiano 1

Il primo whisky italiano

Un whisky italiano? Ebbene si. In Alto Adige, più in particolare a Glorenza in Val Venosta, si trova l’unica distilleria italiana.

L’avventura comincia nel 2010 quando iniziano i lavori della distilleria Puni, progettata rigorosamente secondo le regole scozzesi e dal design decisamente caratteristico con l’originale forma a cubo, 13×13, che riprende il tema dei vecchi fienili della valle. Il 24 Febbraio 2012 viene riempita la prima botte ed il primo whisky italiano è arrivato sul commercio dopo i 3 anni, requisito minimo di maturazione.

Viene usato un mix originale di cereali con malto d’orzo, frumento e segale locale di montagna che ne caratterizza sia l’olfatto che soprattutto il gusto con una decisa nota speziata. La coltivazione di cereali è una lunga tradizione nella Val Venosta, considerata una volta il granaio del Tirolo. E su uno di questi campi viene coltivata una varietà di segale molto antica che viene appunto utilizzata per la distilleria.

L’impianto produttivo è costituito da due alambicchi originali scozzesi, con metodo tradizionale Pot-Still, rivisitato con tecnologia super moderna. Ad esempio il controllo della temperatura durante la distillazione è unno dei parametri che più influenza il gusto del whisky, e per riscaldare l’alambicco si usa acqua riscaldata e non vapore come avviene di solito, potendo così regolare la temperatura in modo molto preciso ed ottenendo una distillazione estremamente raffinata e precisa.

Nonostante la progettazione e la strumentazione siano 100% scozzesi, la maturazione in Val Venosta è circa due o tre volte più veloce che in Scozia, a causa delle estati più calde e della maggiore escursione termica. Questo in realtà favorisce sia l’estrazione dal legno che anche l’amalgamarsi del whisky e lo sviluppo della sua complessità, creando un prodotto unico… il primo whisky italiano.

E per il whisky italiano più prezioso che dovrà invecchiare per un periodo più lungo? Si utilizzano magazzini sotterranei decisamente unici: i bunker militari della seconda guerra mondiale. Questi infatti offrono condizioni ideali per una maturazione più lunga, avendo un clima fresco e costante e un’alta umidità atmosferica, diminuendo quindi la quantità d’evaporazione.

Per non sbagliare aperitivo 2

Per non sbagliare aperitivo

Quali sono i criteri per abbinare correttamente il nostro aperitivo con i salumi? Si deve tener conto che i salumi hanno sostanzialmente quattro caratteristiche: sapidità e speziatura come connotazioni dure, succulenza e materia grassa come componenti morbide. Con i prodotti dove prevale la componente morbida e dolce, come la mortadella o il prosciutto cotto, si consigliano vini e bevande a contrasto come vini effervescenti e secchi.

Per i prodotti più sapidi come prosciutto crudo e prodotti affumicati, si dovrebbero accompaghare vini poco strutturati, morbidi per non compromettere l’aromaticità.

Per i cocktail basta applicare lo stesso criterio. Prodotti secchi e amari come spritz, Americano e Negroni vanno bene con salumi cotti e dolci, mentre i prodotti più stagionati e speziati si accompagnano con cocktail più dolci, magari a base di frutta.

Ad esempio  il vostro miglior crudo servito con una variante al Bloody Mary, che richiama uno dei classici abbinamenti della cucina italiana: l’Orange Mary! Preparate il vostro cocktail nel blender con il ghiaccio, con 1 ½ oz di vodka, 2 ½ di melone frullato, 1 ½ di succo di limone, 2 gocce di salsa worchester, sale e pepe a piacere.

Accompagnatelo con finissime fette di prosciutto crudo e il vostro aperitivo è fatto!

 

Il Gin con solo ginepro selvatico sardo 3

Il Gin con solo ginepro selvatico sardo

Ci avviciniamo all’estate e si sente sempre di più profumo di Sardegna e del tipico ginepro selvatico. Per gli appassionati del gusto ci sono moltissimi sapori da riscoprire, dal vermentino ai potenti cannonau e carignano fino ai nettari da fine pasto come la malvasia d’Oristano e il mirto. A questo proposito ha aperto la stagione il Porto Cervo Wine and Food Festival, con tre giorni di degustazioni, musica e buone letture, e un pienone di partecipazioni nonostante un oneroso (50 euro) biglietto di ingresso.

Tra le novità è stato presentato il “Solo wild gin”, un distillato artigianale prodotto a Sassari da “Pure Sardinia”, che si caratterizza come un infuso di alcol di cereali e bacche di ginepro selvatico. “Per l’infusione, che dura 30 giorni tramite caldaia a vapore e alambicco in rame, utilizziamo solo ginepro selvatico sardo – ha detto la produttrice Michela Bellofiore – molto rinomato e richiestissimo per la produzione dei gin nelle tradizionali terre di produzione, Regno Unito, Olanda, Danimarca. La novità del nostro è lo stile mediterraneo, come testimonia sia al naso con tutti i sentori di macchia mediterranea che al sapore con i richiami marini. In esso si identifica la forza della natura della Sardegna, richiamato anche dal tappo in sughero e dal design. Le bacche – racconta la giovane distillatrice – sono raccolte a mano da piante cresciute spontaneamente lungo le coste dell’isola, senza nessuna altra botanica aggiunta.

Normalmente i gin hanno, tra le materie prime, un blend di almeno una dozzina di botaniche ma con il nostro gin in purezza da ginepro selvatico abbiamo voluto esprimere l’identità forte della Sardegna per rendere più sardo anche il rito dell’aperitivo e del gin tonic. Il packaging e il gusto punta poi a coinvolgere emozionalmente chi ancora non conosce la vera Sardegna attraverso un sapore e un gusto davvero concentrato”.

Scegliere la birra alla Centrale di Battersea 4

Scegliere la birra alla Centrale di Battersea

Non distante dal centro di Londra, e situato sulla riva opposta al famoso quartiere “posh” di Chelsea, si trova la vecchia centrale di Battersea, simbolo oramai conosciuto da molti della Londra che fu. Questa vecchia centrale termica a carbone venne aperta nel 1937, progettata da Sir Giles Gilbert Scott (che aveva la curiosa nomina di progettista esperto di cattedrali e centrali termiche). Originariamente prevedeva solo due camini e solamente dopo la Seconda Guerra Mondiale fu aggiunta un’altra centrale parallela e identica alla prima, dando quindi la caratteristica forma a 4 camini che si osserva oggi.

E’ un’icona che non si può perdere se si viene da sud verso la stazione di Waterloo o di Victoria, ed è apparsa in numerosi film e video. Ad esempio, fu un’ambientazione del film di Alfred Hitchcock “Sabotage”, del 1936, in “Help!” dei Beatles ed ancora in “The Meaning of Life” d Monthy Python.

La centrale come tale fu chiusa nel 1983 e vennero annunciati dei piani per convertirla inizialmente in un parco a tema, ma i lavori vennero interrotti dopo poco a causa dei costi troppo alti. Da allora fu abbandonata ma è diventata uno dei simboli alternativi della capitale del Regno Unito.

Vi consigliamo di andare a dare un’occhiata se ne avete occasione, anche perché l’ambientazione sta già cambiando a vista d’occhio con l’ambizioso progetto di riqualificazione e sviluppo dell’area, che già vede la costruzione di appartamenti modernissimi e chic vista Tamigi.

La birra che vi consigliamo per l’occasione è la Anspach & Hobday, The Smoked Brown. Ispirata all’epoca in cui i birrifici londinesi essiccavano il malto sul fuoco, ha un sapore vagamente bruciacchiato e allo stesso tempo un gusto leggermente amaro. Il risultato è una birra intrigante e decisamente inusuale. Da accompagnare, se volete, con formaggi forti e carne… anche se c’è da dire che il vero inglese non si perde nel cibo quando c’è di mezzo la birra!

eccellenze enogastronomiche

Donnafugata al Vinitaly 2016

Donnafugata al Vinitaly, una storia di pura passione che si rinnova con tante novità, un esordio e grandi conferme.

Mezzo secolo di Vinitaly. Un traguardo importante per tutto il vino italiano che Donnafugata intende celebrare a modo suo, originale e creativo, mettendo al centro ancora una volta il rapporto con i propri wine lover. Un approccio che fa dello stand di Donnafugata uno dei più visitati di tutta la Fiera.

Per l’azienda siciliana è l’anno del Mille e Una Notte. A questa icona di eccellenza enologica, nata dalla collaborazione di Giacomo Rallo fondatore dell’azienda, con Giacomo Tachis, è affidato un ruolo di primo piano nella kermesse veronese: il Mille e una Notte 1999 sarà infatti tra le 12 super etichette che Vinitaly ha scelto per ricordare, con una degustazione-evento, il grande enologo recentemente scomparso; a presentarlo sarà Antonio Rallo, wine-maker dell’azienda di famiglia.

E per la gioia dei suoi fan, allo stand di Donnafugata potranno essere degustate altre tre annate di Mille e una Notte: quella corrente, vendemmia 2011, e due millesimi fuori commercio, come il 2006 ed il 1998, a testimonianza della sua grande tenuta nel tempo.

Anche il Passito di Pantelleria Ben Ryé, uno dei vini dolci più celebrati dalla critica internazionale, ha il suo posto d’onore in questo Vinitaly delle grandi ricorrenze, con ben tre annate in degustazione: 2005, 2008 edizione limitata, e 2013. Una tappa obbligata – quella dell’assaggio del Ben Ryé – per quanti vi riconoscono il fare sartoriale dell’azienda, la massima espressione del territorio pantesco e della sua viticoltura eroica.

Grandi eccellenze per raccontare un’azienda che con 30 Vinitaly al proprio attivo, arriva a Verona rileggendo la gamma dei propri vini a partire dall’esperienza sensoriale ed emozionale espresse dai fan; un vissuto da cui emergono quattro collezioni: dai vini icona che rispondono al desiderio di assaggi esclusivi e memorabili, a quelli di eleganza mediterranea che regalano fascino ed esperienze sensoriali appaganti, dai versatili di carattere per chi vuole gratificarsi in modo originale e con stile, fino ai freschi e fruttati che colorano la giornata all’insegna del buonumore.

La presentazione delle quattro Collezioni sarà rilanciata anche dai canali social dell’azienda, con un personality quiz attraverso il quale gli utenti – nell’esprimere i tratti del proprio carattere ed i propri desideri – scopriranno qual è la Collezione Donnafugata che più li rappresenta.

Profondamente rinnovato sarà anche lo stand di Donnafugata che nella componente visual presenterà un forte richiamo alle etichette simbolo dell’azienda ed avrà nelle creazioni di Paola Lenti, azienda tra le più esclusive del design italiano, un alter-ego dalle mille suggestioni. Ladybird e Bisanzio sono i due tappeti frutto dell’estro di casa Lenti, che campeggeranno sulle pareti dello stand; due creazioni che richiameranno il tema del fare sartoriale e dell’esclusività legati al rosso Mille e una Notte ed al passito Ben Ryé.

La sinergia tra queste due aziende di successo nel mondo, sarà poi di scena dal 12 al 17 Aprile a Milano in occasione del Salone del Mobile; il Nero d’Avola Sherazade ed il Grillo SurSur, saranno un accattivante tassello del “Viaggio in Sicilia”, il fuori salone di Paola Lenti che si terrà nella splendida cornice dei Chiostri dell’Umanitaria, e che da anni rappresenta un evento in grado di chiamare a raccolta una platea internazionale di operatori e giornalisti. Una partnership d’eccezione che lega due marchi storici e due delle più importanti vetrine internazionali del Made in Italy, il Salone del mobile di Milano e il Vinitaly di Verona.

A Vinitaly 2016 anche l’esordio di un nuovo vino firmato Donnafugata, un metodo classico – millesimato 2012 – nella versione Brut Rosé. Ottenuto da uve di Pinot Nero coltivate in alta collina, è stato prodotto in sole 3.000 bottiglie. Il Brut Rosé di Donnafugata è ricco di un tessuto sensoriale che si percepisce all’assaggio e che resta nel cuore e nella mente; una sintesi di struttura, finezza ed eleganza mediterranea (se vuoi saperne di più sui vini spumanti e sul metodo classico clicca qui)

Fonte: Comunicato stampa Donnafugata

Nobile di Montepulciano e banca Mps 5

Nobile di Montepulciano e banca Mps

Montepulciano (Si), 31 marzo 2016– Rinnovato il sostegno di Banca Monte dei Paschi di Siena ai produttori del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Il pacchetto di misure è stato creato specificatamente per le esigenze della filiera vitivinicola, uno dei simboli della produttività e dello stile italiano che trova in Toscana e a Montepulciano in particolare uno dei suoi centri di eccellenza.

Tra le misure previste dall’accordo un conto corrente dedicato, e linee di finanziamento specifiche per: impianto e reimpianto di vigneti, invecchiamento vini, acquisto di macchine per la gestione del vigneto (quali cimatrici, spollonatrici, legatrici eccetera) e per l’attrezzatura di campagna e cantina (vasi vinari come botti e tini, pompe, filtri, attrezzatura minuta eccetera), anticipo di spese di produzione.

«Il sostegno alle imprese del territorio è una delle missioni di Banca Mps – commenta Riccardo Parrini, direttore territoriale mercato di Chiusi di Banca Mps – La presenza di imprenditori agricoli e vitivinicoli è fondamentale per dare valore all’economia locale perché costituisce un presidio di sviluppo e rappresenta un biglietto da visita culturale tra i più appetiti dai consumatori che sanno apprezzare il legame tra prodotti e territorio. Il mercato del vino in particolare richiede prodotti di sempre maggior qualità e le misure individuate da Banca Monte dei Paschi sono pensate in un’ottica di sostegno all’innovazione per un mercato attivo ed esigente».

«Una collaborazione che ormai prosegue in maniera proficua da diversi anni quella con una delle banche che più rappresentano il nostro territorio nel mondo – afferma il presidente del Consorzio del Vino Nobile, Andrea Natalini – in questi anni le misure che abbiamo concordato con Banca Mps sono state apprezzate dai nostri soci e siamo convinti che per il futuro questa partnership possa svilupparsi in maniera sempre più efficace per sostenere la continua evoluzione delle cantine del Vino Nobile di Montepulciano».

Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano nasce nel 1965 con l’obiettivo di tutelare e  promuovere l’immagine del Vino Nobile di Montepulciano in Italia e nel mondo e, successivamente, anche quella del Rosso e del Vin Santo. Con ben 50 anni di storia, il Consorzio vanta al suo interno oltre 250 viticoltori associati, che rappresentano oltre il 90% della superficie vitata, ovvero quasi la sua totalità. Gli imbottigliatori soci sono 75 su un totale di circa 90. Ogni anno si producono in media circa 8 milioni di bottiglie di Vino Nobile, l’80% delle quali viene venduto nei Paesi Esteri, in particolare Germania e Stati Uniti. Quello del Vino Nobile è un vero e proprio patrimonio per il territorio, con un valore di circa cinquecento milioni di euro tra valori patrimoniali, fatturato e produzione. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, 2.000 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. Proprio per questo connubio importante tra il Vino Nobile ed il Suo territorio, il Consorzio ed i suoi produttori sono parte attiva nella vita del paese, come dimostra l’impegno del Progetto Fortezza dove a brevissimo saranno trasferiti gli Uffici e la nuova grande EnoOliteca del Consorzio del Vino Nobile.

 

Fonte: www.consorziovinonobile.it

Premio Gianni Masciarelli a Oscar Farinetti

OSCAR FARINETTI vince il Premio GIANNI MASCIARELLI “Oltre…La vite”

logo masciarelliConsegna martedì 6 ottobre 2015 ore 16.00

San Martino sulla Marrucina (CH) – piazzetta Gianni Masciarelli

Martedì 6 ottobre alle ore 16:00 si svolgerà a San Martino sulla Marrucina la cerimonia di consegna del premio Gianni Masciarelli “Oltre…La vite”, giunto alla settima edizione e assegnato ogni anno a personalità che si sono distinte nella promozione del territorio e dell’enogastronomia nazionale.

Il Premio, dedicato a Gianni Masciarelli, è nato su iniziativa del comune di San Martino sulla Marrucina luogo di nascita e centro propulsore dell’attività del produttore, che tanto si è battuto per la valorizzazione della viticoltura e del territorio abruzzese. “Oltre…La vite” si ispira infatti ai valori di autenticità, qualità senza compromessi e determinazione, che hanno guidato la vita e l’attività di Gianni Masciarelli.

Premio Masciarelli

Il Premio, dopo esser stato assegnato all’Associazione LIBERA nella persona di Don Luigi Ciotti, a Gad LERNER, Bruno VESPA, Oliviero TOSCANI, Francesco MOSER e Mimmo LOCASCIULLI, quest’anno è stato conferito all’unanimità a Oscar Farinetti, imprenditore che al di là degli straordinari successi commerciali e industriali, ha promosso il cibo e la cultura gastronomica italiani come tessuto di valori, storie, progetti. Un talento nell’affermare l’eccellenza di un territorio e dei suoi prodotti che ci ricorda Gianni Masciarelli.

Unito da un legame viscerale al territorio abruzzese, Gianni Masciarelli ne aveva fatto il fulcro della sua concezione enologica, studiando e valorizzando le pratiche, le tradizioni, le tipicità dei vitigni autoctoni intesi come sua massima espressione di questo microcosmo. Un uomo la cui visione si è tradotta in una sfida innovativa che ha diffuso la conoscenza delle eccellenza vitivinicola abruzzese su scala globale.

Il premio, realizzato dall’orafo Enzo TORRIERI di Guardiagrele, consiste nella riproduzione di un tralcio di vecchia vite proveniente dalle vigne MASCIARELLI, montato su pietra bianca della Majella lavorata dallo scalpellino Riccardo DI IENNO, su cui sono montati grappoli e foglie di vite d’oro. Ai piedi del tralcio, un piccolo Panama, cappello che Gianni MASCIARELLI indossava per ripararsi dal sole quando frequentava le sue vigne.

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L’Azienda MASCIARELLI Tenute Agricole, nata nel 1979 dall’intuito imprenditoriale di Gianni Masciarelli, figura simbolo del panorama enologico italiano e protagonista dell’affermazione della vitivinicultura abruzzese moderna, si è affermata, nello spazio di appena un trentennio, tra le realtà di maggiore spicco e prestigio nel panorama vitivinicolo italiano, e non solo. L’Azienda, condotta dal 2008 da Marina Cvetic Masciarelli, moglie di Gianni, ha sede a San Martino sulla Marrucina (CH) e conta circa 350 ettari di terreni coltivati a vigneto articolati su 14 comuni nelle 4 province abruzzesi. Produce oltre 2 milioni di bottiglie l’anno. Alla produzione vinicola si affianca anche quella di olio extravergine di oliva.

Un costante e rinnovato lavoro, quello dell’Azienda Masciarelli, all’insegna della modernità, del rispetto per l’ambiente e senza mai dimenticare l’importanza della tradizione. Emblematica in questo senso anche l’apertura dopo un lungo restauro del seicentesco Castello di Semivicoli, relais de charme tra i vigneti.

Distillazione grappa

Trentino Grappa: alambicchi accesi nelle distillerie per una grande annata

I primi segnali sull’annata secondo i primi report dell’Istituto di Tutela della Grappa del Trentino

Alambicchi accesi già da metà settembre; uve sane e una buona vendemmia, seppure un po’ in anticipo, fanno sperare in una buona annata per le grappe più apprezzate d’Italia per qualità degli aromi. Il segreto della grappa col Tridente è proprio nella freschezza e nella scelta della vinaccia

In Trentino si potrà dire “è un’ottima grappa” solo alla fine dei lavori di distillazione, previsti per novembre, ma nonostante questo il parere comune dei produttori di grappa del Trentino è che il 2015 sarà una buona annata con profumi intensi e aromi spiccati. Le previsioni sull’annata compiute dall’Istituto di tutela grappa del Trentino fanno parlare quindi di un 2015 caratterizzato da grandi grappe. A far presagire questo dato la qualità delle uve: sane (senza fenomeni di botrite nella buccia), vendemmiate alla giusta maturazione, seppure con qualche giorno di anticipo rispetto al solito corso, ma giunte in tempi regolari alle distillerie pronte per la conservazione della vinaccia. La distillazione ha già avuto inizio intorno alla metà di settembre, nei tempi previsti insomma, per questo il processo di trasformazione delle vinacce si compirà entro il mese di novembre, primi di dicembre, con circa un mese di anticipo rispetto a quanto stabilito dal disciplinare dell’Istituto che prevede il 31 dicembre come data ultima.

Le vinacce. Quelle che dovrebbero sorprendere in positivo di più sono quest’anno quelle a bacca bianca, in particolare lo Chardonnay e il Pinot Grigio, che grazie al clima ideale in tempo di vendemmia e alla particolare sanità delle uve, potranno dare degli ottimi risultati sul distillato. Qualità buona anche per quanto riguarda le altre uve aromatiche che hanno dato delle vinacce sane e ricche di profumi, in particolare il Traminer e il Moscato Giallo. Buona anche la qualità delle uve a bacca rossa, soprattutto per quanto riguarda il Teroldego e il Pinot Nero. Per quanto riguarda le quantità in linea con quanto avvenuto in vigna durante la vendemmia, si dovrebbe percepire una leggera flessione del 10 per cento circa, rispetto allo scorso anno quando sono state distillate circa 15 mila tonnellate di vinaccia.

Alambicco acceso Italy -Trentino Alto AdigeTerritorio. Tempestività. Tradizione. Tutela. Sono le 4 “T” che sintetizzano la ricetta per una grappa di qualità. La ricetta è scritta nel disciplinare di produzione delle grappe marchiate con il Tridente. Si potrebbe dire l’unica “Docg” dei distillati in Italia. A garantire questa qualità e la messa in atto del disciplinare l’Istituto di Tutela Grappa del Trentino. Il KM “0”, segreto della qualità delle grappe del Trentino, sarà ancora una volta un elemento fondamentale per la qualità del prodotto ed è anche uno dei punti forza della grappa prodotta in Trentino prodotta per oltre il 70% da vinaccia locale. Questo elemento permette di distillare la materia prima in tempi rapidi non rischiando di perdere gli aromi principali.

L’Istituto di Tutela della Grappa del Trentino.  Fondato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto. Oggi conta 29 soci dei quali 21 sono distillatori e rappresentano la quasi totalità della produzione trentina ed ha il compito di valorizzare la produzione tipica della Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”.

I numeri della grappa trentina. Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale. Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa 10 mila ettanidri di grappa (circa il 10% del totale nazionale) vale a dire circa 4 milioni di bottiglie equivalenti (da 70 centilitri) distillando 15 mila tonnellate di vinaccia. Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve aromatiche (40% del totale), quella destinata all’invecchiamento (circa il 35%) e quella da vinacce miste (circa il 25% della produzione). Il fatturato medio annuo che la grappa genera in Trentino è calcolato intorno ai 15milioni di euro per l’imbottigliato e 2 milioni di euro per quanto riguarda la vendita dello sfuso.

Nero_d'avola

A CVA Canicattì nuova Medaglia d’Oro con l’Aquilae Nero d’Avola

CVA Canicattì logo

PIOGGIA D’ORO PER CVA DA MUNDUS VINI

Nell’ edizione invernale di MUNDUS VINI, il Centuno aveva conquistato l’oro.

Nuovi traguardi d’eccellenza per la CVA Canicattì, l’azienda cooperativa che da più di un lustro è impegnata in un progetto di viticoltura di qualità attenta alla cura degli antichi vitigni autoctoni, alla biodiversità e al terroir. E’ in questo contesto che l’Aquilae Nero d’Avola 2013 conquista la Medaglia d’Oro al Gran Premio Internazionale Mundus Vini – Edizione Summer 2015, l’evento internazionale che si tiene in Germania istituito nel 2001, diventato in pochi anni una prestigiosa vetrina per le etichette di qualità prodotte nelle regioni viticole più blasonate del mondo. Questo premio assume un significato particolare: nell’edizione invernale del prestigioso concorso CVA Canicattì si era aggiudicata un’altra medaglia d’oro pesante con il Centuno, uno dei Nero d’Avola più innovativi della Sicilia.

Nero d'avolaL’Aquilae Nero d’Avola 2013, prodotto da uve ottenute in vigneti posti ad una altitudine compresa tra i 250 e i 400 metri sul livello del mare, è un rosso che colpisce per la l’armonia e la morbidezza dei tannini. La particolarità di questo Nero d’Avola è allevato in terreni limo-sabbiosi e calcarei a una altitudine compresa tra i 200 m e i 600 della provincia agrigentina. Entrambe le etichette seguono una fermentazione malolattica e sono affinate per un breve periodo in piccoli carati francesi , per proseguire in bottiglia per almeno tre mesi.

Il lustro che questi premi conferiscono alla nostra azienda – afferma Giovanni Greco, il Presidente di CVA Canicattì – è frutto del lavoro dei vignerons attenti ai vitigni autoctoni siciliani. Il successo internazionale del Nero d’Avola, rispecchia l’idea di una Sicilia dalla forte identità territoriale, che ha nella ricchezza del suo patrimonio naturale, culturale ed enogastronomico, i cardini del presente e del futuro della viticultura”.

CVA Canicattì è testimonial di spicco con vitigni della tradizione siciliana, come il Nero d’Avola, assoluti protagonisti di questo successo che riconducono a questo forte legame col territorio e con le tradizioni culturali e colturali di un’isola, definita da molti esperti, un autentico continente vinicolo.

Vendemmia Vino nobile montepulciano

Vino Nobile di Montepulciano: il grande rosso si vendemmia in “rosa”

Da una ricerca del Consorzio il 40% degli impiegati nel vino a Montepulciano è donna

Titolari, co-titolari, impiegati e enologi: il grande rosso toscano si tinge di rosa. Circa 400 donne impiegate nella produzione del vino a Montepulciano, di queste oltre la metà è under 40.

Tra i produttori di Nobile anche una delle fondatrici dell’Associazione Donne del Vino.

E’ cominciata a Montepulciano la vendemmia 2015 con il taglio delle prime uve, in attesa di arrivare al Prugnolo Gentile (il clone di Sangiovese da cui nasce il Vino Nobile), con la maturazione prevista per metà settembre. Presto per dire che annata sarà, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, ma intanto in vigna si anima il lavoro che a Montepulciano, sono i dati del Consorzio del Vino Nobile a metterlo in evidenza, si tinge sempre più di “rosa”.

Le quote rosa del “Nobile. A Montepulciano il Vino Nobile non è solo “giovane”, ma anche firmato da donne. Sono sempre di più le figure professionali in quota rosa impiegate nel mondo del vino. A partire dalla titolarità delle aziende: sono 16 su 75 associate al Consorzio, quelle condotte da donne e 11 quelle cointestate. Un totale quindi 27 imprese vitivinicole, pari al 36%, che hanno alla direzione una donna. La quota più importante della figura femminile si trova nelle aree commerciale e marketing: in questo caso sono 25 le aziende che hanno delegato a una donna questi ruoli, vale a dire il 33% delle aziende vitivinicole di Montepulciano. Più bassa, ma in crescita, la quota rosa degli enologi. In questo caso sono 7 le cantine che hanno un enologo donna (il 9% del totale). Considerando anche gli impiegati in generale, tra ufficio e lavoro di cantina e in vigna, oltre il 40% è declinato al femminile. Il Consorzio del Vino Nobile inoltre è composto per il 65% da impiegati donna, mentre il Consiglio di amministrazione consortile è composto da 3 donne su 12 rappresentanti, di cui una di queste è presidente della commissione promozione. Tra le fondatrici dell’Associazione Donne del Vino, nel 1988, c’è anche una produttrice di Vino Nobile di Montepulciano.

Vendemmia Vino nobile montepulcianoRispetto al passato. Numeri importanti questi, soprattutto se messi a confronto con il passato. Rispetto a dieci anni fa la presenza della donna alla guida di una azienda di Vino Nobile è cresciuta del 15%, di oltre il 50% se si fa riferimento al 1980, anno nel quale è uscita la prima fascetta Docg, conservata proprio a Montepulciano. Anche per quanto riguarda le cariche istituzionali, all’interno del Consorzio il dato è significativo. Per vedere la prima produttrice in un Consiglio di amministrazione si deve aspettare il 1971, mentre per alcuni anni è stata una donna a coordinare le attività consortili.

Gli impiegati del vino a Montepulciano. Quanto alla forza lavoro, oltre agli stagionali (circa mille persone in vigna), sono circa 1200 gli addetti del settore (di cui il 60% tra i 20 e 40 anni), senza calcolare l’indotto che è calcolato intorno al 70% dell’economia locale (dalle tipografie, agli studi di architettura, passando per il turismo legato al vino e tanto altro).

Vigna e montepulcianoIl Vino Nobile di Montepulciano nasce in un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, 2.200 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite. A coltivare questi vigneti oltre 250 viticoltori (sono circa 90 gli imbottigliatori in tutto dei quali 75 associati al Consorzio dei produttori) che nel 2014 hanno prodotto circa 70 mila ettolitri di Vino Nobile e circa 23 mila destinati a divenire Rosso di Montepulciano. Nel 2014 sono state immesse nel mercato circa 7,4 milioni di bottiglie di Vino Nobile (in linea con l’anno precedente) e oltre 3 milioni di Rosso di Montepulciano Doc, in questo caso facendo registrare un + 24% rispetto al 2013, un dato questo che dà ragione al Consorzio dei produttori che negli ultimi anni ha investito molto anche nella produzione di questo vino del territorio.

Il mercato. L’export ha segnato con il 2014 un +4% rispetto al 2013 toccando la storica quota dell’80 per cento di prodotto, mentre il restante 20% viene commercializzato in Italia. Per quanto riguarda l’estero si assiste a una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. La Germania con il 43 per cento della quota esportazioni resta il primo paese per le vendite del Nobile, e anche la Svizzera con oltre il 10 per cento rappresenta un importante sbocco. Gli Usa confermano l’ottimo andamento segnando nel 2014 il 10,8%, così come i mercati asiatici che anche nel 2014 hanno confermato la propria propensione all’apprezzamento del Nobile.